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venerdì 6 gennaio 2017

Orazione-Scongiuro in siciliano: “Lu Verbu” – “Il Verbo”



Antica Orazione-Scongiuro conosciuta in tutta la Sicilia, "lu Verbu" era ritenuto un potente rimedio contro nemici, mala morte, lampi, maltempo, tentazione e catastrofi di ogni genere. Veniva tramandato nella Notte di Natale da nonna a nipote, da madre a figlia, da comare a comare, etc.., e una volta imparato bisognava recitarlo per tutta la vita e per tre volte al giorno, perché cosi impone l'Orazione stessa.
De “Lu Verbu” ne esistevano tantissime varianti e vi erano alcune vecchie che lo utilizzavano anche in maniera ritmomantica per divinare. Se la recita avveniva in maniera veloce e fluente, allora la grazia per la quale si pregava sarebbe stata concessa. In caso contrario il presagio era funesto.
La versione che segue è stata raccolta dall’antropologo palermitano Giuseppe Pitrè:

“Lu Verbu (1) sacciu e ‘u Verbu vogghiu riri
Lu Verbu chi lassò Nostru Signuri,
Quannu jiu a la cruci pi muriri
Pi sarvari a nuàtri piccaturi.
Piccaturi e piccatrici
Veni abbràzzati a la cruci;
A la valli ‘i Giosafà (2),
Picculi e granni amu a ghiri ddà.
E scinnìu la Gran Signura
C’ ‘un libriceddu ‘mmanu:
- Figghiu, pirdunasti a li Jurei,
‘Ccussì ha’ a pirdunari ‘i figghi mei.
- Matri, chistu ‘un pozzu fari
Cà su’ assai piccaturi.
Cu’ sa ‘u Verbu e nu lu rici
Murirà ‘nta còriu (3) e pici
Cu’ lu rici tri boti ‘a notti,
‘Un ha paura ‘i mala morti;
Cu’ lu rici tri boti ‘n cantu,
‘Un ha paura ‘i tronu e lampu;
Cu’ lu rici tri boti ‘n via
‘Un ha paura i morti ria.”

Traduzione:

“Il Verbo conosco e il Verbo voglio dire
Il Verbo che lasciò Nostro Signore,
Quando andò alla croce per morire
Per salvare a noialtri peccatori.
Peccatori e peccatrici
Vieni abbracciati alla croce;
Alla valle di Giosafat,
Piccoli e grandi dobbiamo andare là.
E scese la Gran Signora (la Madonna)
Con un piccolo libro in mano:
- Figlio, perdonaste agli Giudei,
Così devi perdonare i figli miei.
- Madre, questo non posso farlo
Perché sono tanti peccatori.
Chi conosce il Verbo (la Parola) e non lo dice
Morirà con cuoio (pelle) e pece
Chi lo dice tre volte di notte,
Non ha paura di una brutta morte;
Chi lo dice tre volte in canto (cantando),
Non ha paura di tuoni e lampi;
Chi lo dice tre volte per la via
Non ha paura di morte cattiva.”

(1) “Lu Verbu”: Il Verbo (Logos trad. "Parola", "Discorso" o "Ragione"). E’ un titolo cristologico del Vangelo di Giovanni che inizia proprio con i versetti:
«In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.» (Giovanni 1,1).
Si noti come anche nel testo sacro, per tre volte, venga recitata quella che è la “parola magica” per l’Orazione-Scongiuro de: “Il Verbo”.

(2) “Giosafà”: la valle di Giosafat è un nome dato al luogo del giudizio finale Gioele 3,2-12. Siccome Giosafat vuol dire “Dio ha giudicato”, è probabile che sia una descrizione simbolica (come "valle del Giudizio" nel versetto 12) piuttosto di un luogo geografico. Se è un luogo particolare, la valle più probabile è la Chidron, che viene chiamato appunto la valle di Giosafat (a causa di questo versetto) dal quarto secolo d.C.

(3) “còriu”: pelle – cuoio. Morire, “tirare le cuoia”.

- Tratto da: “Canti Popolari Siciliani” vol. II, di Giuseppe Pitrè.
- L’introduzione è liberamente tratta dagli scritti della pagina facebook di: “Preghiere e Scongiuri popolari siciliani” e di "Benedicaria".