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domenica 31 maggio 2009

Dalla lettera ai Romani di san Paolo, apostolo 8, 5-27

Quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di DioFratelli, quelli che vivono secondo la carne, pensano alle cose della carne; quelli invece che vivono secondo lo Spirito, alle cose dello Spirito. Ma i desideri della carne portano alla morte, mentre i desideri dello Spirito portano alla vita e alla pace. Infatti i desideri della carne sono in rivolta contro Dio, perché non si sottomettono alla sua legge e neanche lo potrebbero. Quelli che vivono secondo la carne non possono piacere a Dio.Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. E se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto a causa del peccato, ma lo spirito è vita a causa della giustificazione. E se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.Così dunque fratelli, noi siamo debitori, ma non verso la carne per vivere secondo la carne; poiché se vivete secondo la carne, voi morirete; se invece con l'aiuto dello Spirito voi fate morire le opere del corpo, vivrete. Tutti quelli infatti che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: «Abbà, Padre!». Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria. Io ritengo, infatti, che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi.La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; essa infatti è stata sottomessa alla caducità non per suo volere, ma per volere di colui che l'ha sottomessa e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l'adozione a figli, la redenzione del nostro corpo. Poiché nella speranza noi siamo stati salvati. Ora, ciò che si spera, se visto, non è più speranza; infatti, ciò che uno già vede, come potrebbe ancora sperarlo? Ma se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza.Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito, poiché egli intercede per i credenti secondo i disegni di Dio.

sabato 30 maggio 2009

Dal Vangelo della domenica 31 maggio 2009 secondo Giovanni 15, 26-27; 16, 12-15



In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio. Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

sabato 9 maggio 2009

Dal Vangelo secondo Giovanni 14, 7-14 della domenica 10 maggio 2009

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se conoscete me, conoscerete anche il Padre: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me; ma il Padre che è con me compie le sue opere. Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre. Qualunque cosa chiederete nel nome mio, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò».

giovedì 7 maggio 2009

Supplica alla Regina del SS. Rosario di Pompei


Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.O Augusta Regina delle Vittorie, o Sovrana del Cielo e della Terra, al cui nome si rallegrano i cieli e tremano gli abissi, o Regina gloriosa del Rosario, noi devoti figli tuoi, raccolti nel tuo Tempio di Pompei, in questo giorno solenne, effondiamo gli affetti del nostro cuore e con confidenza di figli ti esprimiamo le nostre miserie.Dal Trono di clemenza, dove siedi Regina, volgi, o Maria, il tuo sguardo pietoso su di noi, sulle nostre famiglie, sull’Italia, sull’Europa, sul mondo. Ti prenda compassione degli affanni e dei travagli che amareggiano la nostra vita. Vedi, o Madre, quanti pericoli nell’anima e nel corpo, quante calamità ed afflizioni ci costringono.O Madre, implora per noi misericordia dal Tuo Figlio divino e vinci con la clemenza il cuore dei peccatori. Sono nostri fratelli e figli tuoi che costano sangue al dolce Gesù e contristano il tuo sensibilissimo Cuore. Mostrati a tutti quale sei, Regina di pace e di perdono.Ave Maria È vero che noi, per primi, benché tuoi figli, con i peccati torniamo a crocifiggere in cuor nostro Gesù e trafiggiamo nuovamente il tuo cuore.Lo confessiamo: siamo meritevoli dei più aspri castighi, ma tu ricordati che sul Golgota, raccogliesti, col Sangue divino, il testamento del Redentore moribondo, che ti dichiarava Madre nostra, Madre dei peccatori.
Tu dunque, come Madre nostra, sei la nostra Avvocata, la nostra speranza. E noi, gementi, stendiamo a te le mani supplichevoli, gridando: Misericordia!O Madre buona, abbi pietà di noi, delle anime nostre, delle nostre famiglie, dei nostri parenti, dei nostri amici, dei nostri defunti, soprattutto dei nostri nemici e di tanti che si dicono cristiani, eppur offendono il Cuore amabile del tuo Figliolo. Pietà oggi imploriamo per le Nazioni traviate, per tutta l’Europa, per tutto il mondo, perché pentito ritorni al tuo Cuore.
Misericordia per tutti, o Madre di Misericordia!
Ave Maria Degnati benevolmente, o Maria, di esaudirci! Gesù ha riposto nelle tue mani tutti i tesori delle Sue grazie e delle Sue misericordie.Tu siedi, coronata Regina, alla destra del tuo Figlio, splendente di gloria immortale su tutti i Cori degli Angeli. Tu distendi il tuo dominio per quanto sono distesi i cieli, e a te la terra e le creature tutte sono soggette. Tu sei l’onnipotente per grazia, tu dunque puoi aiutarci. Se tu non volessi aiutarci, perché figli ingrati ed immeritevoli della tua protezione, non sapremmo a chi rivolgerci. Il tuo cuore di Madre non permetterà di vedere noi, tuoi figli, perduti, Il Bambino che vediamo sulle tue ginocchia e la mistica Corona che miriamo nella tua mano, ci ispirano fiducia che saremo esauditi. E noi confidiamo pienamente in te, ci abbandoniamo come deboli figli tra le braccia della più tenera fra le madri, e, oggi stesso, da te aspettiamo le sospirate grazie. Ave Maria
Chiediamo la benedizione a Maria
Un’ultima grazia noi ora ti chiediamo, o Regina, che non puoi negarci in questo giorno solennissimo. Concedi a tutti noi l’amore tuo costante ed in modo speciale la materna benedizione. Non ci staccheremo da te finché non ci avrai benedetti. Benedici, o Maria, in questo momento, il Sommo Pontefice. Agli antichi splendori della tua Corona, ai trionfi del tuo Rosario, onde sei chiamata Regina delle Vittorie, aggiungi ancor questo, o Madre: concedi il trionfo alla Religione e la pace alla Società umana. Benedici i nostri Vescovi, i Sacerdoti e particolarmente tutti coloro che zelano l’onore del tuo Santuario. Benedici infine tutti gli associati al tuo Tempio di Pompei e quanti coltivano e promuovono la devozione al Santo Rosario.O Rosario benedetto di Maria, Catena dolce che ci rannodi a Dio, vincolo d’amore che ci unisci agli Angeli, torre di salvezza negli assalti dell’inferno, porto sicuro nel comune naufragio, noi non ti lasceremo mai più. Tu ci sarai conforto nell’ora di agonia, a te l’ultimo bacio della vita che si spegne. E l’ultimo accento delle nostre labbra sarà il nome tuo soave, o Regina del Rosario di Pompei, o Madre nostra cara, o Rifugio dei peccatori, o Sovrana consolatrice dei mesti.Sii ovunque benedetta, oggi e sempre, in terra ed in cielo. Amen.Salve Regina
Indulgenzia
Indulgentia plenaria semel tantum, soltis conditionibus, recitantibus supplicationem meridianam ad B. V. Mariam a S. Rosario.

Modo di sentire la Messa

Per sentire con devozione la Messa bisogna intendere che il Sacrificio dell’altare è lo stesso che si fece un giorno sul Calvario, con questa differenza che ivi si sparse realmente il Sangue di Gesù Cristo, e qui si sparge solo misticamente. Se voi vi foste trovato allora sul Calvario, con qual devozione e tenerezza avreste assistito a quel grande Sacrificio! Ravvivate dunque la fede e pensate che la stessa azione di allora si fa sull’altare, e che tal sacrificio non solo si offre dal sacerdote, ma da tutti gli assistenti: sicché in certo modo tutti fanno l’ufficio di sacerdoti nel dirsi la Messa, nella quale si applicano a noi in particolare i meriti della Passione del Salvatore.
Inoltre bisogna sapere che per quattro fini è stato istituito il Sacrificio della Messa:

1. per onorare Dio;

2. per soddisfare ai nostri peccati;

3. per ringraziarlo dei benefici;

4. per ottenere le grazie.

E’ bene dunque dividere la Messa in quattro parti.

l. Dal principio sino alla fine del Vangelo.

Offrite quel Sacrificio a Dio per onorarlo, dicendo così:
Mio Dio, adoro la vostra maestà infinita; vorrei onorarvi come voi meritate; ma quale onore posso darvi io, misero peccatore? vi offro l’onore che vi rende Gesù su questo altare.

2. Dal Vangelo sino all’Elevazione.

Offrite il Sacrificio in soddisfazione dei vostri peccati, dicendo: Signore, io detesto e mi pento sopra ogni male di tutti i disgusti che vi ho dati. In soddisfazione di essi offro il vostro Figlio che di nuovo si sacrifica per noi su quest’altare; e per i meriti suoi vi prego a perdonarmi e a darmi la santa perseveranza.

3. Dall’Elevazione sino alla Comunione.

Offrite Gesù all’Eterno Padre in ringraziamento di tutte le grazie che v’ha fatte, dicendo:
Signore, io non ho come ringraziarvi; vi offro il Sangue di Gesù Cristo in questa Messa e in tutte le Messe che attualmente si celebrano sulla terra.

4. Dalla Comunione sino alla fine.

Domanderete con confidenza le grazie che vi bisognano, e specialmente il dolore dei peccati, la perseveranza e l’amor divino; e raccomanderete a Dio specialmente i vostri parenti, i peccatori e le anime del purgatorio.
Io già non riprovo che nella Messa diciate anche le vostre orazioni vocali; ma nello stesso tempo vorrei che non lasciate di rendere a Dio i mentovati quattro debiti, di onore, di soddisfazione, di ringraziamento e di preghiera. E vi prego di sentir quante Messe potete. Ogni Messa, intesa nel modo che vi ho presentato, vi frutterà un tesoro di meriti.

Apparecchio alla Confessione

Prima di confessarsi il penitente domandi lume a Dio, acciocché gli faccia conoscere i peccati commessi, e gli dia grazia di averne un vero dolore e proposito di emendarsi. E in modo particolare si raccomandi a Maria Addolorata, affinché gli impetri tal dolore. Indi farà i seguenti atti:

Atto prima della Confessione

O Dio d’infinita maestà, ecco ai piedi vostri il traditore che vi ha tornato ad offendere, ma ora umiliato vi cerca il perdono. Signore, non mi discacciate. Voi non disprezzerete un cuore che s’umilia. Vi ringrazio che mi avete aspettato sino a questo punto e non mi avete fatto morire in peccato, mandandomi all’inferno come io meritavo. Spero, Dio mio, mentre mi avete aspettato, che per i meriti di Gesù Cristo mi perdoniate in questa confessione tutte le offese che vi ho fatte, delle quali, perché mi ho meritato l’inferno e perduto il Paradiso, me ne pento e mi addoloro. Ma sopra tutto, non tanto per l’inferno meritato, quanto perché ho offeso voi, bontà infinita, me ne dispiace con tutta l’anima mia. Io vi amo, o Sommo bene; e perché vi amo, mi dolgo di tutte le ingiurie che vi ho fatte. Io vi ho voltate le spalle, vi ho perduto il rispetto, disprezzata la vostra grazia, la vostra amicizia; insomma, Signore, volontariamente, vi ho perduto. Perdonatemi, per amor di Gesù Cristo, tutti i peccati miei mentre io me ne pento con tutto il cuore, li odio, li detesto e li abbomino sopra ogni male. E mi pento non solo dei peccati mortali, ma anche de’ veniali, perché ancora questi sono stati di vostro disgusto. Propongo per l’avvenire con la grazia vostra, di non offendervi più volontariamente. Sì, mio Dio, prima morire, che mai più peccare!

Se si è confessato di qualche peccato in cui è recidivo è bene che faccia proposito particolare di non cadervi più, con promettere di fuggire l’occasione e di pigliare i mezzi dati dal confessore, o che egli da se stesso giudica più efficaci per emendarsi.

Atto dopo la Confessione

Caro mio Gesù, quanto sono obbligato! Per i meriti del vostro sangue spero oggi di essere già perdonato: Ve ne ringrazio sommamente. Spero di venire in cielo a lodare per sempre le vostre misericordie. Dio mio, se finora tante volte vi ho perduto, io non vi voglio perdere più. Dio, oggi avanti voglio cambiare vita veramente. Voi meritate tutto il mio amore; io vi voglio amare davvero; non voglio vedermi più separato da voi. Io già vi ho promesso, ora vi torno a promettere di voler prima morire che offendervi. Vi prometto ancora di fuggirne l’occasione e di prendere il tal mezzo (determinate quale) per non più cadere. Ma, Gesù mio, voi sapete la mia debolezza; datemi la grazia d’esservi fedele sino alla morte e di ricorrere a voi quando sarò tentato.
Maria SS., aiutatemi; voi siete la Madre della perseveranza, in voi stanno le speranze mie.

Apparecchio alla santa Comunione

Non vi è mezzo più efficace per liberarsi dai peccati, per avanzarsi nel divino amore che la S. Comunione. Ma perché dunque alcune anime con tante Comunioni si trovano sempre con la stessa tiepidezza, con gli stessi difetti? Ciò avviene per la poca disposizione e poco apparecchio che vi portano. Due cose per questo apparecchio sono necessarie. La prima è togliere dal cuore quegli affetti che sono di impedimento all’amor divino. La seconda è avere un gran desiderio di amare Iddio. E questa, dice S. Francesco di Sales, ha da essere la principale intenzione nel comunicarsi, di crescere cioè nel divino amore. Solo per amore, dice il Santo, deve riceversi un Dio che per solo amore a noi si dona. Perciò si facciano i seguenti atti.

Atti prima della Comunione

Amato mio Gesù, vero figlio di Dio, che per me un giorno moriste in croce in un mare di dolori e di disprezzi, io fermamente credo che state nel SS. Sacramento e per questa fede sono pronto a dar la vita.
Caro mio Redentore, io spero nella vostra bontà e nei meriti del vostro sangue, che venendo a me questa mattina mi accendiate tutto del vostro santo amore e mi doniate tutte quelle grazie che mi bisognano per essere ubbidiente e fedele sino alla morte.
Ah! mio Dio, vero e unico amante dell’anima mia; che più potevate voi fare per obbligarmi ad amarvi? Non vi è bastato, amor mio, di morire per me; avete voluto di più istituire il SS. Sacramento e farvi cibo mio per donarvi tutto a me, e così stringervi ed unirvi tutto con una creatura così ingrata come sono io. E voi stesso mi invitate a ricevervi e tanto desiderate che io vi riceva.
O amore immenso! - un Dio darsi tutto a me! - O Dio mio, o amabile infinito, degno d’amore infinito, io vi amo sopra ogni cosa, vi amo con tutto il cuore, vi amo più di me stesso, più della vita mia; vi amo perché ve lo meritate, e vi amo ancora per compiacervi, giacché tanto desiderate l’amor mio. Uscite dall’anima mia, affetti terreni; solo a voi, Gesù mio, mio tesoro, mio tutto, vi voglio dare tutto il mio amore. Voi in questa mattina vi date tutto a me; io mi do a voi. Accettatemi ad amarvi, mentre io non voglio altro che voi. Vi amo, o mio Redentore, ed unisco il mio misero amore all’amore che vi portano gli Angeli ed i Santi e che vi porta Maria vostra Madre e il vostro Eterno Padre. O potessi io farvi amare quanto voi meritate! Ecco, o Gesù mio, che già mi accosto a cibarmi delle vostre sacrosante carni. Ah Dio mio, e chi sono io? e chi siete voi? Voi siete un Signore d’infinita bontà ed io sono un verme schifoso, lordo di tanti peccati, che tante volte vi ho discacciato dall’anima mia. Signore, io non sono degno neppure di stare alla vostra presenza. Ma voi per vostra bontà mi chiamate a ricevervi; ecco già vengo, umiliato e confuso per tanti disgusti che vi ho dati, ma tutto confidato nella vostra pietà e nell’amore che mi portate. Quanto mi dispiace, o amabile mio Redentore, d’avervi tanto oltraggiato per il passato! Voi siete giunto a dar la vita per me, ed io tante volte ho disprezzato la vostra grazia e il vostro amore e vi ho cambiato per niente. Mi pento e mi dispiace con tutto il cuore più d’ogni male, ogni offesa che vi ho fatto, grave o leggera, perché è stata offesa di voi, bontà infinita. Io spero che mi avete già perdonato; ma se non mi avete perdonato ancora, perdonatemi, Gesù mio, prima che vi riceva. Deh, ricevetemi presto nella vostra grazia, giacché volete venire tra breve ad alloggiare dentro di me.
Venite dunque, Gesù mio, venite nell’anima mia che vi desidera, unico ed infinito mio bene, mia vita, mio amore, mio tutto; io vorrei ricevervi questa mattina con quell’amore con cui vi hanno ricevuto le anime più innamorate di voi, e con quel fervore con cui vi riceveva la vostra SS. Madre.
O Vergine beata e madre mia Maria, datemi voi il vostro Figlio, dalle vostre mani intendo di riceverlo. Ditegli che io sono il vostro servo, che così egli con più amore mi stringerà al suo cuore ora che viene a me.

Atti dopo la santa Comunione

Il tempo dopo la Comunione è tempo prezioso da guadagnare tesori di grazie, poiché gli atti e le preghiere allora, stando l’anima unita con Gesù Cristo, hanno altro merito e valore che fatti in altro tempo. Scrive S. Teresa che il Signore sta allora nell’anima come in trono di misericordia e le dice: Figlia, cercami quel che vuoi: a questo fine io sono venuto in te per farti bene. Oh, quali favori speciali ricevono quelli che si trattengono a parlare con Gesù Cristo, dopo la Comunione! Il P. Giovanni d’Avila dopo la Comunione non lasciava mai di trattenersi due ore in orazione. E S. Luigi Gonzaga se ne stava tre giorni a ringraziare Gesù Cristo. Faccia dunque la persona i seguenti atti e procuri in tutto il resto del giorno di seguire con affetti e preghiere di mantenersi unita con Gesù che la mattina ha ricevuto.

Ecco, Gesù mio, già siete venuto! Ora state dentro di me e già siete fatto tutto mio. Siate il benvenuto, amato mio Redentore! lo vi adoro e mi butto ai piedi vostri, ed ancora vi abbraccio, vi stringo al mio cuore e vi ringrazio d’esservi degnato di entrare nel petto mio. O Maria, o Santi avvocati, o Angelo mio custode ringraziatelo voi per me. Giacché dunque, o divino mio Re, siete venuto a visitarmi con tanto amore, io vi dono la mia volontà, la mia libertà e tutto me stesso. Voi tutto a me vi siete donato; io tutto a voi mi dono. Io non voglio più esser mio; da oggi innanzi voglio esser vostro e tutto vostro. Tutta vostra voglio che sia l’anima mia, il corpo mio, le mie potenze, i sensi miei, acciocché tutti s’impieghino in servirvi e darvi gusto. A voi consacro tutti i miei pensieri, i miei desideri, gli affetti miei, tutta la mia vita. Basta Gesù mio, quanto vi ho offeso; la vita che mi resta, io voglio spenderla tutta in amare voi che mi avete tanto amato.
Accettate, o Dio dell’anima, il sacrificio che vi fa questo misero peccatore che altro non desidera che amarvi e compiacervi. Fate voi in me e disponete di me e di tutte le cose mie come vi piace. Distrugga in me il vostro amore tutti gli affetti che a voi non piacciono, acciocché io sia tutto vostro, e viva solo per darvi gusto.
Io non vi cerco beni di terra, non piaceri, non onori; datemi, vi prego, per i meriti della vostra Passione, o Gesù mio, un continuo dolore dei miei peccati; datemi la vostra luce, che mi faccia conoscere la vanità de’ beni mondani e il merito che voi avete d’essere amato. Distaccatemi dagli attacchi alla terra e legatemi tutto al vostro santo amore, affinché la mia volontà altro non voglia se non quello che volete voi. Datemi pazienza e rassegnazione nelle infermità, nella povertà e in tutte le cose contrarie al mio amor proprio. Datemi mansuetudine verso chi mi disprezza. Datemi una santa morte. Datemi il vostro santo amore. E sopra tutto vi prego di donarmi la perseveranza nella grazia vostra fino alla morte. O Eterno Padre, Gesù vostro figlio mi ha promesso che voi mi darete tutto ciò che vi domando in suo nome. In nome dunque e per i meriti di questo Figlio vi domando il vostro amore e la santa perseveranza, acciocchè un giorno venga ad amarvi con tutte le vostre misericordie, sicuro di non avere più a separarmi da voi.
O Maria Santissima, Madre e speranza mia, impetratemi voi quelle grazie che desidero; ed ottenetemi voi stessa che io vi ami assai, Regina mia, e sempre mi raccomandi a voi in tutti i miei bisogni.
Viva Gesù nostro Amore e Maria nostra Speranza.