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giovedì 3 marzo 2011
LETTERA APOSTOLICA ROSARIUM VIRGINIS MARIA
INTRODUZIONE
1. Il Rosario della Vergine Maria, sviluppatosi gradualmente nel secondo Millennio al soffio dello Spirito di Dio, è preghiera amata da numerosi Santi e incoraggiata dal Magistero. Nella sua semplicità e profondità, rimane, anche in questo terzo Millennio appena iniziato, una preghiera di grande significato, destinata a portare frutti di santità. Essa ben s'inquadra nel cammino spirituale di un cristianesimo che, dopo duemila anni, non ha perso nulla della freschezza delle origini, e si sente spinto dallo Spirito di Dio a « prendere il largo » (« duc in altum! ») per ridire, anzi 'gridare' Cristo al mondo come Signore e Salvatore, come « la via, la verità e la vita » (Gv 14, 6), come « traguardo della storia umana, il fulcro nel quale convergono gli ideali della storia e della civiltà ».1
Il Rosario, infatti, pur caratterizzato dalla sua fisionomia mariana, è preghiera dal cuore cristologico. Nella sobrietà dei suoi elementi, concentra in sé la profondità dell'intero messaggio evangelico, di cui è quasi un compendio.2 In esso riecheggia la preghiera di Maria, il suo perenne Magnificat per l'opera dell'Incarnazione redentrice iniziata nel suo grembo verginale. Con esso il popolo cristiano si mette alla scuola di Maria, per lasciarsi introdurre alla contemplazione della bellezza del volto di Cristo e all'esperienza della profondità del suo amore. Mediante il Rosario il credente attinge abbondanza di grazia, quasi ricevendola dalle mani stesse della Madre del Redentore.
I Romani Pontefici e il Rosario
2. A questa preghiera hanno attribuito grande importanza tanti miei Predecessori. Particolari benemerenze ebbe, al riguardo, Leone XIII che il 1º settembre 1883 promulgava l'Enciclica Supremi apostolatus officio,3 alto pronunciamento col quale inaugurava numerosi altri interventi su questa preghiera indicandola come efficace strumento spirituale di fronte ai mali della società. Tra i Papi più recenti che, in epoca conciliare, si sono distinti nella promozione del Rosario desidero ricordare il Beato Giovanni XXIII4 e soprattutto Paolo VI, che nell'Esortazione apostolica Marialis cultus sottolineò, in armonia con l'ispirazione del Concilio Ecumenico Vaticano II, il carattere evangelico del Rosario ed il suo orientamento cristologico.
Io stesso, poi, non ho tralasciato occasione per esortare alla frequente recita del Rosario. Fin dai miei anni giovanili questa preghiera ha avuto un posto importante nella mia vita spirituale. Me lo ha ricordato con forza il mio recente viaggio in Polonia, e soprattutto la visita al Santuario di Kalwaria. Il Rosario mi ha accompagnato nei momenti della gioia e in quelli della prova. Ad esso ho consegnato tante preoccupazioni, in esso ho trovato sempre conforto. Ventiquattro anni fa, il 29 ottobre 1978, ad appena due settimane dall'elezione alla Sede di Pietro, quasi aprendo il mio animo così mi esprimevo: « Il Rosario è la mia preghiera prediletta. Preghiera meravigliosa! Meravigliosa nella sua semplicità e nella sua profondità. [...] Si può dire che il Rosario è, in un certo modo, un commento-preghiera dell'ultimo capitolo della Costituzione Lumen gentium del Vaticano II, capitolo che tratta della mirabile presenza della Madre di Dio nel mistero di Cristo e della Chiesa. Difatti, sullo sfondo delle parole Ave Maria passano davanti agli occhi dell'anima i principali episodi della vita di Gesù Cristo. Essi si compongono nell'insieme dei misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi, e ci mettono in comunione viva con Gesù attraverso – potremmo dire – il Cuore della sua Madre. Nello stesso tempo il nostro cuore può racchiudere in queste decine del Rosario tutti i fatti che compongono la vita dell'individuo, della famiglia, della nazione, della Chiesa e dell'umanità. Vicende personali e vicende del prossimo e, in modo particolare, di coloro che ci sono più vicini, che ci stanno più a cuore. Così la semplice preghiera del Rosario batte il ritmo della vita umana ».5
Con queste parole, miei cari fratelli e sorelle, immettevo nel ritmo quotidiano del Rosario il mio primo anno di Pontificato. Oggi, all'inizio del venticinquesimo anno di servizio come Successore di Pietro, desidero fare altrettanto. Quante grazie ho ricevuto in questi anni dalla Vergine Santa attraverso il Rosario: Magnificat anima mea Dominum! Desidero elevare il mio grazie al Signore con le parole della sua Madre Santissima, sotto la cui protezione ho posto il mio ministero petrino: Totus tuus!
Ottobre 2002 – ottobre 2003: Anno del Rosario
3. Per questo, sull'onda della riflessione offerta nella Lettera apostolica Novo millennio ineunte, nella quale ho invitato il Popolo di Dio, dopo l'esperienza giubilare, a « ripartire da Cristo »,6 ho sentito il bisogno di sviluppare una riflessione sul Rosario, quasi a coronamento mariano della stessa Lettera apostolica, per esortare alla contemplazione del volto di Cristo in compagnia e alla scuola della sua Madre Santissima. Recitare il Rosario, infatti, non è altro che contemplare con Maria il volto di Cristo. A dare maggiore rilevanza a questo invito, prendendo occasione dal prossimo centoventesimo anniversario della menzionata Enciclica di Leone XIII, desidero che questa preghiera nel corso dell'anno venga particolarmente proposta e valorizzata nelle varie comunità cristiane. Proclamo, pertanto, l'anno che va dall'ottobre di quest'anno all'ottobre del 2003 Anno del Rosario.
Affido questa indicazione pastorale all'iniziativa delle singole comunità ecclesiali. Con essa non intendo intralciare, ma piuttosto integrare e consolidare i piani pastorali delle Chiese particolari. Ho fiducia che essa venga accolta con generosità e prontezza. Il Rosario, se riscoperto nel suo pieno significato, porta al cuore stesso della vita cristiana ed offre un'ordinaria quanto feconda opportunità spirituale e pedagogica per la contemplazione personale, la formazione del Popolo di Dio e la nuova evangelizzazione. Mi piace ribadirlo anche nel ricordo gioioso di un altro anniversario: i 40 anni dall'inizio del Concilio Ecumenico Vaticano II (11 ottobre 1962), la « grande grazia » predisposta dallo spirito di Dio per la Chiesa del nostro tempo.7
Obiezioni al Rosario
4. L'opportunità di tale iniziativa emerge da diverse considerazioni. La prima riguarda l'urgenza di fronteggiare una certa crisi di questa preghiera che, nell'attuale contesto storico e teologico, rischia di essere a torto sminuita nel suo valore e perciò scarsamente proposta alle nuove generazioni. C'è chi pensa che la centralità della Liturgia, giustamente sottolineata dal Concilio Ecumenico Vaticano II, abbia come necessaria conseguenza una diminuzione dell'importanza del Rosario. In realtà, come precisò Paolo VI, questa preghiera non solo non si oppone alla Liturgia, ma le fa da supporto, giacché ben la introduce e la riecheggia, consentendo di viverla con pienezza di partecipazione interiore, raccogliendone frutti nella vita quotidiana.
Forse c'è anche chi teme che essa possa risultare poco ecumenica, per il suo carattere spiccatamente mariano. In realtà, essa si pone nel più limpido orizzonte di un culto alla Madre di Dio, quale il Concilio l'ha delineato: un culto orientato al centro cristologico della fede cristiana, in modo che « quando è onorata la Madre, il Figlio [...] sia debitamente conosciuto, amato, glorificato ».8 Se riscoperto in modo adeguato, il Rosario è un aiuto, non certo un ostacolo all'ecumenismo!
Via di contemplazione
5. Ma il motivo più importante per riproporre con forza la pratica del Rosario è il fatto che esso costituisce un mezzo validissimo per favorire tra i fedeli quell'impegno di contemplazione del mistero cristiano che ho proposto nella Lettera apostolica Novo millennio ineunte come vera e propria 'pedagogia della santità': « C'è bisogno di un cristianesimo che si distingua innanzitutto nell'arte della preghiera ».9 Mentre nella cultura contemporanea, pur tra tante contraddizioni, affiora una nuova esigenza di spiritualità, sollecitata anche da influssi di altre religioni, è più che mai urgente che le nostre comunità cristiane diventino « autentiche 'scuole' di preghiera ».10
Il Rosario si pone nella migliore e più collaudata tradizione della contemplazione cristiana. Sviluppatosi in Occidente, esso è preghiera tipicamente meditativa e corrisponde, in qualche modo, alla « preghiera del cuore » o « preghiera di Gesù » germogliata sull'humus dell'Oriente cristiano.
Preghiera per la pace e per la famiglia
6. A dare maggiore attualità al rilancio del Rosario si aggiungono alcune circostanze storiche. Prima fra esse, l'urgenza di invocare da Dio il dono della pace. Il Rosario è stato più volte proposto dai miei Predecessori e da me stesso come preghiera per la pace. All'inizio di un Millennio, che è cominciato con le raccapriccianti scene dell'attentato dell'11 settembre 2001 e che registra ogni giorno in tante parti del mondo nuove situazioni di sangue e di violenza, riscoprire il Rosario significa immergersi nella contemplazione del mistero di Colui che « è la nostra pace » avendo fatto « dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l'inimicizia » (Ef 2, 14). Non si può quindi recitare il Rosario senza sentirsi coinvolti in un preciso impegno di servizio alla pace, con una particolare attenzione alla terra di Gesù, ancora così provata, e tanto cara al cuore cristiano.
Analoga urgenza di impegno e di preghiera emerge su un altro versante critico del nostro tempo, quello della famiglia, cellula della società, sempre più insidiata da forze disgregatrici a livello ideologico e pratico, che fanno temere per il futuro di questa fondamentale e irrinunciabile istituzione e, con essa, per le sorti dell'intera società. Il rilancio del Rosario nelle famiglie cristiane, nel quadro di una più larga pastorale della famiglia, si propone come aiuto efficace per arginare gli effetti devastanti di questa crisi epocale.
« Ecco la tua madre! » (Gv 19, 27)
7. Numerosi segni dimostrano quanto la Vergine Santa voglia anche oggi esercitare, proprio attraverso questa preghiera, la premura materna alla quale il Redentore moribondo affidò, nella persona del discepolo prediletto, tutti i figli della Chiesa: « Donna, ecco il tuo figlio! » (Gv 19, 26). Sono note le svariate circostanze, tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo, nelle quali la Madre di Cristo ha fatto in qualche modo sentire la sua presenza e la sua voce per esortare il Popolo di Dio a questa forma di orazione contemplativa. Desidero in particolare ricordare, per l'incisiva influenza che conservano nella vita dei cristiani e per l'autorevole riconoscimento avuto dalla Chiesa, le apparizioni di Lourdes e di Fatima,11 i cui rispettivi santuari sono meta di numerosi pellegrini, in cerca di sollievo e di speranza.
Sulle orme dei testimoni
8. Sarebbe impossibile citare lo stuolo innumerevole di Santi che hanno trovato nel Rosario un'autentica via di santificazione. Basterà ricordare san Luigi Maria Grignion de Montfort, autore di una preziosa opera sul Rosario,12 e, più vicino a noi, Padre Pio da Pietrelcina, che ho avuto recentemente la gioia di canonizzare. Uno speciale carisma poi, quale vero apostolo del Rosario, ebbe il beato Bartolo Longo. Il suo cammino di santità poggia su un'ispirazione udita nel profondo del cuore: « Chi propaga il Rosario è salvo! ».13 Su questa base, egli si sentì chiamato a costruire a Pompei un tempio dedicato alla Vergine del Santo Rosario sullo sfondo dei resti dell'antica Città, appena lambita dall'annuncio cristiano prima di essere sepolta nel 79 dall'eruzione del Vesuvio, ed emersa secoli dopo dalle sue ceneri a testimonianza delle luci e delle ombre della civiltà classica.
Con l'intera sua opera e, in particolare, attraverso i « Quindici Sabati », Bartolo Longo sviluppò l'anima cristologica e contemplativa del Rosario, trovando particolare incoraggiamento e sostegno in Leone XIII, il « Papa del Rosario ».
CAPITOLO I
CONTEMPLARE CRISTO CON MARIA
Un volto splendido come il sole
9. « E apparve trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole » (Mt 17, 2). La scena evangelica della trasfigurazione di Cristo, nella quale i tre apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni appaiono come rapiti dalla bellezza del Redentore, può essere assunta ad icona della contemplazione cristiana. Fissare gli occhi sul volto di Cristo, riconoscerne il mistero nel cammino ordinario e doloroso della sua umanità, fino a coglierne il fulgore divino definitivamente manifestato nel Risorto glorificato alla destra del Padre, è il compito di ogni discepolo di Cristo; è quindi anche compito nostro. Contemplando questo volto ci apriamo ad accogliere il mistero della vita trinitaria, per sperimentare sempre nuovamente l'amore del Padre e godere della gioia dello Spirito Santo. Si realizza così anche per noi la parola di san Paolo: « Riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l'azione dello Spirito del Signore » (2 Cor 3, 18).
Maria modello di contemplazione
10. La contemplazione di Cristo ha in Maria il suo modello insuperabile. Il volto del Figlio le appartiene a titolo speciale. È nel suo grembo che si è plasmato, prendendo da Lei anche un'umana somiglianza che evoca un'intimità spirituale certo ancora più grande. Alla contemplazione del volto di Cristo nessuno si è dedicato con altrettanta assiduità di Maria. Gli occhi del suo cuore si concentrano in qualche modo su di Lui già nell'Annunciazione, quando lo concepisce per opera dello Spirito Santo; nei mesi successivi comincia a sentirne la presenza e a presagirne i lineamenti. Quando finalmente lo dà alla luce a Betlemme, anche i suoi occhi di carne si portano teneramente sul volto del Figlio, mentre lo avvolge in fasce e lo depone nella mangiatoia (cfr Lc 2, 7).
Da allora il suo sguardo, sempre ricco di adorante stupore, non si staccherà più da Lui. Sarà talora uno sguardo interrogativo, come nell'episodio dello smarrimento nel tempio: « Figlio, perché ci hai fatto così? » (Lc 2, 48); sarà in ogni caso uno sguardo penetrante, capace di leggere nell'intimo di Gesù, fino a percepirne i sentimenti nascosti e a indovinarne le scelte, come a Cana (cfr Gv 2, 5); altre volte sarà uno sguardo addolorato, soprattutto sotto la croce, dove sarà ancora, in certo senso, lo sguardo della 'partoriente', giacché Maria non si limiterà a condividere la passione e la morte dell'Unigenito, ma accoglierà il nuovo figlio a Lei consegnato nel discepolo prediletto (cfr Gv 19, 26-27); nel mattino di Pasqua sarà uno sguardo radioso per la gioia della risurrezione e, infine, uno sguardo ardente per l'effusione dello Spirito nel giorno di Pentecoste (cfr At 1, 14).
I ricordi di Maria
11. Maria vive con gli occhi su Cristo e fa tesoro di ogni sua parola: « Serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore » (Lc 2, 19; cfr 2, 51). I ricordi di Gesù, impressi nel suo animo, l'hanno accompagnata in ogni circostanza, portandola a ripercorrere col pensiero i vari momenti della sua vita accanto al Figlio. Sono stati quei ricordi a costituire, in certo senso, il 'rosario' che Ella stessa ha costantemente recitato nei giorni della sua vita terrena.
Ed anche ora, tra i canti di gioia della Gerusalemme celeste, i motivi del suo grazie e della sua lode permangono immutati. Sono essi ad ispirare la sua materna premura verso la Chiesa pellegrinante, nella quale Ella continua a sviluppare la trama del suo 'racconto' di evangelizzatrice. Maria ripropone continuamente ai credenti i 'misteri' del suo Figlio, col desiderio che siano contemplati, affinché possano sprigionare tutta la loro forza salvifica. Quando recita il Rosario, la comunità cristiana si sintonizza col ricordo e con lo sguardo di Maria.
Rosario, preghiera contemplativa
12. Il Rosario, proprio a partire dall'esperienza di Maria, è una preghiera spiccatamente contemplativa. Privato di questa dimensione, ne uscirebbe snaturato, come sottolineava Paolo VI: « Senza contemplazione, il Rosario è corpo senza anima, e la sua recita rischia di divenire meccanica ripetizione di formule e di contraddire all'ammonimento di Gesù: 'Quando pregate, non siate ciarlieri come i pagani, che credono di essere esauditi in ragione della loro loquacità' (Mt 6, 7). Per sua natura la recita del Rosario esige un ritmo tranquillo e quasi un indugio pensoso, che favoriscano nell'orante la meditazione dei misteri della vita del Signore, visti attraverso il Cuore di Colei che al Signore fu più vicina, e ne dischiudano le insondabili ricchezze ».14
Mette conto di soffermarci su questo profondo pensiero di Paolo VI, per far emergere alcune dimensioni del Rosario che meglio ne definiscono il carattere proprio di contemplazione cristologica.
Ricordare Cristo con Maria
13. Il contemplare di Maria è innanzitutto un ricordare. Occorre tuttavia intendere questa parola nel senso biblico della memoria (zakar), che attualizza le opere compiute da Dio nella storia della salvezza. La Bibbia è narrazione di eventi salvifici, che hanno il loro culmine in Cristo stesso. Questi eventi non sono soltanto un 'ieri'; sono anche l''oggi' della salvezza. Questa attualizzazione si realizza in particolare nella Liturgia: ciò che Dio ha compiuto secoli or sono non riguarda soltanto i testimoni diretti degli eventi, ma raggiunge con il suo dono di grazia l'uomo di ogni tempo. Ciò vale, in certo modo, anche di ogni altro devoto approccio a quegli eventi: « farne memoria », in atteggiamento di fede e di amore, significa aprirsi alla grazia che Cristo ci ha ottenuto con i suoi misteri di vita, morte e risurrezione.
Per questo, mentre va ribadito con il Concilio Vaticano II che la Liturgia, quale esercizio dell'ufficio sacerdotale di Cristo e culto pubblico, è « il culmine verso cui tende l'azione della Chiesa e, insieme, la fonte da cui promana tutta la sua forza »,15 occorre anche ricordare che la vita spirituale « non si esaurisce nella partecipazione alla sola sacra Liturgia. Il cristiano chiamato alla preghiera in comune, nondimeno deve anche entrare nella sua camera per pregare il Padre nel segreto (cfr Mt 6, 6); anzi, deve pregare incessantemente come insegna l'Apostolo (cfr 1Ts 5, 17) ».16 Il Rosario si pone, con una sua specificità, in questo variegato scenario della preghiera 'incessante', e se la Liturgia, azione di Cristo e della Chiesa, è azione salvifica per eccellenza, il Rosario, quale meditazione su Cristo con Maria, è contemplazione salutare. L'immergersi infatti, di mistero in mistero, nella vita del Redentore, fa sì che quanto Egli ha operato e la Liturgia attualizza venga profondamente assimilato e plasmi l'esistenza.
Imparare Cristo da Maria
14. Cristo è il Maestro per eccellenza, il rivelatore e la rivelazione. Non si tratta solo di imparare le cose che Egli ha insegnato, ma di 'imparare Lui'. Ma quale maestra, in questo, più esperta di Maria? Se sul versante divino è lo Spirito il Maestro interiore che ci porta alla piena verità di Cristo (cfr Gv 14, 26; 15, 26; 16, 13), tra gli esseri umani, nessuno meglio di Lei conosce Cristo, nessuno come la Madre può introdurci a una conoscenza profonda del suo mistero.
Il primo dei 'segni' compiuto da Gesù – la trasformazione dell'acqua in vino alle nozze di Cana – ci mostra Maria appunto nella veste di maestra, mentre esorta i servi a eseguire le disposizioni di Cristo (cfr Gv 2, 5). E possiamo immaginare che tale funzione Ella abbia svolto per i discepoli dopo l'Ascensione di Gesù, quando rimase con loro ad attendere lo Spirito Santo e li confortò nella prima missione. Il passare con Maria attraverso le scene del Rosario è come mettersi alla 'scuola' di Maria per leggere Cristo, per penetrarne i segreti, per capirne il messaggio.
Una scuola, quella di Maria, tanto più efficace, se si pensa che Ella la svolge ottenendoci in abbondanza i doni dello Spirito Santo e insieme proponendoci l'esempio di quella « peregrinazione della fede »,17 nella quale è maestra incomparabile. Di fronte a ogni mistero del Figlio, Ella ci invita, come nella sua Annunciazione, a porre con umiltà gli interrogativi che aprono alla luce, per concludere sempre con l'obbedienza della fede: « Sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto » (Lc 1, 38).
Conformarsi a Cristo con Maria
15.La spiritualità cristiana ha come suo carattere qualificante l'impegno del discepolo di conformarsi sempre più pienamente al suo Maestro (cfr Rm 8, 29; Fil 3, 10. 21). L'effusione dello Spirito nel Battesimo inserisce il credente come tralcio nella vite che è Cristo (cfr Gv 15, 5), lo costituisce membro del suo mistico Corpo (cfr 1Cor 12, 12; Rm 12,5). A questa unità iniziale, tuttavia, deve corrispondere un cammino di assimilazione crescente a Lui, che orienti sempre più il comportamento del discepolo secondo la 'logica' di Cristo: « Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù » (Fil 2, 5). Occorre, secondo le parole dell'Apostolo, « rivestirsi di Cristo » (cfr Rm 13, 14; Gal 3, 27).
Nel percorso spirituale del Rosario, basato sulla contemplazione incessante – in compagnia di Maria – del volto di Cristo, questo ideale esigente di conformazione a Lui viene perseguito attraverso la via di una frequentazione che potremmo dire 'amicale'. Essa ci immette in modo naturale nella vita di Cristo e ci fa come 'respirare' i suoi sentimenti. Dice in proposito il beato Bartolo Longo: « Come due amici, praticando frequentemente insieme, sogliono conformarsi anche nei costumi, così noi, conversando familiarmente con Gesù e la Vergine, nel meditare i Misteri del Rosario, e formando insieme una medesima vita con la Comunione, possiamo divenire, per quanto ne sia capace la nostra bassezza, simili ad essi, ed apprendere da questi sommi esemplari il vivere umile, povero, nascosto, paziente e perfetto ».18
Per questo processo di conformazione a Cristo, nel Rosario, noi ci affidiamo in particolare all'azione materna della Vergine Santa. Colei che di Cristo è la genitrice, mentre è essa stessa appartenente alla Chiesa quale « membro eccelso e del tutto eccezionale »,19 è al tempo stesso la 'Madre della Chiesa'. Come tale continuamente 'genera' figli al Corpo mistico del Figlio. Lo fa mediante l'intercessione, implorando per essi l'effusione inesauribile dello Spirito. Ella è l'icona perfetta della maternità della Chiesa.
Il Rosario ci trasporta misticamente accanto a Maria impegnata a seguire la crescita umana di Cristo nella casa di Nazareth. Ciò le consente di educarci e di plasmarci con la medesima sollecitudine, fino a che Cristo non « sia formato » in noi pienamente (cfr Gal 4, 19). Questa azione di Maria, totalmente fondata su quella di Cristo e ad essa radicalmente subordinata, « non impedisce minimamente l'unione immediata dei credenti con Cristo, ma la facilita ».20 È il luminoso principio espresso dal Concilio Vaticano II, che ho sperimentato tanto fortemente nella mia vita, facendone la base del mio motto episcopale: Totus tuus.21 Un motto, com'è noto, ispirato alla dottrina di San Luigi Maria Grignion de Montfort, che così spiegava il ruolo di Maria nel processo di conformazione a Cristo di ciascuno di noi: « Tutta la nostra perfezione consiste nell'essere conformi, uniti e consacrati a Gesù Cristo. Perciò la più perfetta di tutte le devozioni è incontestabilmente quella che ci conforma, unisce e consacra più perfettamente a Gesù Cristo. Ora, essendo Maria la creatura più conforme a Gesù Cristo, ne segue che, tra tutte le devozioni, quella che consacra e conforma di più un'anima a Nostro Signore è la devozione a Maria, sua santa Madre, e che più un'anima sarà consacrata a lei, più sarà consacrata a Gesù Cristo ».22 Mai come nel Rosario la via di Cristo e quella di Maria appaiono così profondamente congiunte. Maria non vive che in Cristo e in funzione di Cristo!
Supplicare Cristo con Maria
16.Cristo ci ha invitati a rivolgerci a Dio con insistenza e fiducia per essere esauditi: « Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto » (Mt 7, 7). Il fondamento di questa efficacia della preghiera è la bontà del Padre, ma anche la mediazione presso di Lui da parte di Cristo stesso (cfr 1Gv 2, 1) e l'azione dello Spirito Santo, che « intercede per noi » secondo i disegni di Dio (cfr Rm 8, 26-27). Noi infatti « nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare » (Rm 8, 26) e talvolta non veniamo esauditi perché « chiediamo male » (cfr Gc 4, 2-3).
A sostegno della preghiera, che Cristo e lo Spirito fanno sgorgare nel nostro cuore, interviene Maria con la sua intercessione materna. « La preghiera della Chiesa è come sostenuta dalla preghiera di Maria ».23 In effetti, se Gesù, unico Mediatore, è la Via della nostra preghiera, Maria, pura trasparenza di Lui, mostra la Via, ed « è a partire da questa singolare cooperazione di Maria all'azione dello Spirito Santo, che le Chiese hanno sviluppato la preghiera alla santa Madre di Dio, incentrandola sulla persona di Cristo manifestata nei suoi misteri ».24 Alle nozze di Cana il Vangelo mostra appunto l'efficacia dell'intercessione di Maria, che si fa portavoce presso Gesù delle umane necessità: « Non hanno più vino » (Gv 2, 3).
Il Rosario è insieme meditazione e supplica. L'insistente implorazione della Madre di Dio poggia sulla fiducia che la sua materna intercessione può tutto sul cuore del Figlio. Ella è « onnipotente per grazia »,25 come, con audace espressione da ben comprendere, diceva nella sua Supplica alla Vergine il beato Bartolo Longo. Una certezza, questa, che, a partire dal Vangelo, si è andata consolidando per via di esperienza nel popolo cristiano. Il sommo poeta Dante la interpreta stupendamente, nella linea di san Bernardo, quando canta: « Donna, se' tanto grande e tanto vali, / che qual vuol grazia e a te non ricorre, / sua disianza vuol volar sanz'ali ».26 Nel Rosario Maria, santuario dello Spirito Santo (cfr Lc 1, 35), mentre è supplicata da noi, si pone per noi davanti al Padre che l'ha colmata di grazia e al Figlio nato dal suo grembo, pregando con noi e per noi.
Annunciare Cristo con Maria
17. Il Rosario è anche un percorso di annuncio e di approfondimento, nel quale il mistero di Cristo viene continuamente ripresentato ai diversi livelli dell'esperienza cristiana. Il modulo è quello di unapresentazione orante e contemplativa, che mira a plasmare il discepolo secondo il cuore di Cristo. In effetti, se nella recita del Rosario tutti gli elementi per un'efficace meditazione vengono adeguatamente valorizzati, ne nasce, specialmente nella celebrazione comunitaria nelle parrocchie e nei santuari, una significativa opportunità catechetica che i Pastori devono saper cogliere. La Vergine del Rosario continua anche in questo modo la sua opera di annuncio di Cristo. La storia del Rosario mostra come questa preghiera sia stata utilizzata specialmente dai Domenicani, in un momento difficile per la Chiesa a motivo del diffondersi dell'eresia. Oggi siamo davanti a nuove sfide. Perché non riprendere in mano la Corona con la fede di chi ci ha preceduto? Il Rosario conserva tutta la sua forza e rimane una risorsa non trascurabile nel corredo pastorale di ogni buon evangelizzatore.
CAPITOLO II
MISTERI DI CRISTO -MISTERI DELLA MADRE
Il Rosario « compendio del Vangelo »
18. Alla contemplazione del volto di Cristo non ci si introduce che ascoltando, nello Spirito, la voce del Padre, perché « nessuno conosce il Figlio se non il Padre » (Mt 11, 27). Nei pressi di Cesarea di Filippo, di fronte alla confessione di Pietro, Gesù preciserà la fonte di una così limpida intuizione della sua identità: « Né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli » (Mt 16, 17). È necessaria dunque la rivelazione dall'alto. Ma per accoglierla, è indispensabile mettersi in ascolto: « Solo l'esperienza del silenzio e della preghiera offre l'orizzonte adeguato in cui può maturare e svilupparsi la conoscenza più vera, aderente e coerente, di quel mistero ».27
Il Rosario è uno dei percorsi tradizionali della preghiera cristiana applicata alla contemplazione del volto di Cristo. Così lo descrisse il Papa PaoloVI: « Preghiera evangelica, incentrata nel mistero dell'incarnazione redentrice, il Rosario è,dunque, preghiera di orientamento nettamente cristologico. Infatti, il suo elemento caratteristico – la ripetizione litanica del « Rallegrati, Maria » – diviene anch'esso lode incessante a Cristo, termine ultimo dell'annuncio dell'Angelo e del saluto della madre del Battista: 'Benedetto il frutto del tuo seno' (Lc 1, 42). Diremo di più: la ripetizione dell'Ave Maria costituisce l'ordito, sul quale si sviluppa la contemplazione dei misteri: il Gesù che ogni Ave Maria richiama, è quello stesso che la successione dei misteri ci propone, a volta a volta, Figlio di Dio e della Vergine ».28
Una opportuna integrazione
19. Dei tanti misteri della vita di Cristo, il Rosario, così come si è consolidato nella pratica più comune avvalorata dall'autorità ecclesiale, ne addita solo alcuni. Tale selezione è stata imposta dall'ordito originario di questa preghiera, che si venne organizzando sul numero 150 corrispondente a quello dei Salmi.
Ritengo tuttavia che, per potenziare lo spessore cristologico del Rosario, sia opportuna un'integrazione che, pur lasciata alla libera valorizzazione dei singoli e delle comunità, gli consenta di abbracciare anche i misteri della vita pubblica di Cristo tra il Battesimo e la Passione. È infatti nell'arco di questi misteri che contempliamo aspetti importanti della persona di Cristo qualerivelatore definitivo di Dio. Egli è Colui che, dichiarato Figlio diletto del Padre nel Battesimo al Giordano, annuncia la venuta del Regno, la testimonia con le opere, ne proclama le esigenze. È negli anni della vita pubblica che il mistero di Cristo si mostra a titolo speciale quale mistero di luce: « Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo » (Gv 9, 5).
Affinché il Rosario possa dirsi in modo più pieno 'compendio del Vangelo', è perciò conveniente che, dopo aver ricordato l'incarnazione e la vita nascosta di Cristo (misteri della gioia), e prima di soffermarsi sulle sofferenze della passione (misteri del dolore), e sul trionfo della risurrezione (misteri della gloria), la meditazione si porti anche su alcuni momenti particolarmente significativi della vita pubblica (misteri della luce). Questa integrazione di nuovi misteri, senza pregiudicare nessun aspetto essenziale dell'assetto tradizionale di questa preghiera, è destinata a farla vivere con rinnovato interesse nella spiritualità cristiana, quale vera introduzione alla profondità del Cuore di Cristo, abisso di gioia e di luce, di dolore e di gloria.
Misteri della gioia
20. Il primo ciclo, quello dei 'misteri gaudiosi', è effettivamente caratterizzato dalla gioia che irradia dall'evento dell'Incarnazione. Ciò è evidente fin dall'Annunciazione, dove il saluto di Gabriele alla Vergine di Nazareth si riallaccia all'invito alla gioia messianica: « Rallegrati, Maria ». A questo annuncio approda tutta la storia della salvezza, anzi, in certo modo, la storia stessa del mondo. Se infatti il disegno del Padre è di ricapitolare in Cristo tutte le cose (cfr Ef 1, 10), è l'intero universo che in qualche modo è raggiunto dal divino favore con cui il Padre si china su Maria per renderla Madre del suo Figlio. A sua volta, tutta l'umanità è come racchiusa nel fiat con cui Ella prontamente corrisponde alla volontà di Dio.
All'insegna dell'esultanza è poi la scena dell'incontro con Elisabetta, dove la voce stessa di Maria e la presenza di Cristo nel suo grembo fanno « sussultare di gioia » Giovanni (cfr Lc 1, 44). Soffusa di letizia è la scena di Betlemme, in cui la nascita del Bimbo divino, il Salvatore del mondo, è cantata dagli angeli e annunciata ai pastori proprio come « una grande gioia » (Lc 2, 10).
Ma già i due ultimi misteri, pur conservando il sapore della gioia, anticipano i segni del dramma. La presentazione al tempio, infatti, mentre esprime la gioia della consacrazione e immerge nell'estasi il vecchio Simeone, registra anche la profezia del « segno di contraddizione » che il Bimbo sarà per Israele e della spada che trafiggerà l'anima della Madre (cfr Lc 2, 34-35). Gioioso e insieme drammatico è pure l'episodio di Gesù dodicenne al tempio. Egli qui appare nella sua divina sapienza, mentre ascolta e interroga, e sostanzialmente nella veste di colui che 'insegna'. La rivelazione del suo mistero di Figlio tutto dedito alle cose del Padre è annuncio di quella radicalità evangelica che pone in crisi anche i legami più cari dell'uomo, di fronte alle esigenze assolute del Regno. Gli stessi Giuseppe e Maria, trepidanti e angosciati, « non compresero le sue parole » (Lc 2, 50).
Meditare i misteri 'gaudiosi' significa così entrare nelle motivazioni ultime e nel significato profondo della gioia cristiana. Significa fissare lo sguardo sulla concretezza del mistero dell'Incarnazione e sull'oscuro preannuncio del mistero del dolore salvifico. Maria ci conduce ad apprendere il segreto della gioia cristiana, ricordandoci che il cristianesimo è innanzitutto euanghelion, 'buona notizia', che ha il suo centro, anzi il suo stesso contenuto, nella persona di Cristo, il Verbo fatto carne, unico Salvatore del mondo.
Misteri della luce
21. Passando dall'infanzia e dalla vita di Nazareth alla vita pubblica di Gesù, la contemplazione ci porta su quei misteri che si possono chiamare, a titolo speciale, 'misteri della luce'. In realtà, è tutto il mistero di Cristo che è luce. Egli è « la luce del mondo » (Gv 8, 12). Ma questa dimensione emerge particolarmente negli anni della vita pubblica, quando Egli annuncia il vangelo del Regno. Volendo indicare alla comunità cristiana cinque momenti significativi – misteri 'luminosi' – di questa fase della vita di Cristo, ritengo che essi possano essere opportunamente individuati: 1. nel suo Battesimo al Giordano, 2. nella sua auto-rivelazione alle nozze di Cana, 3. nell'annuncio del Regno di Dio con l'invito alla conversione, 4. nella sua Trasfigurazione e, infine, 5. nell'istituzione dell'Eucaristia, espressione sacramentale del mistero pasquale.
Ognuno di questi misteri è rivelazione del Regno ormai giunto nella persona stessa di Gesù. È mistero di luce innanzitutto il Battesimo al Giordano. Qui, mentre il Cristo scende, quale innocente che si fa 'peccato' per noi (cfr 2Cor 5, 21), nell'acqua del fiume, il cielo si apre e la voce del Padre lo proclama Figlio diletto (cfr Mt 3, 17 e par), mentre lo Spirito scende su di Lui per investirlo della missione che lo attende. Mistero di luce è l'inizio dei segni a Cana (cfr Gv 2, 1-12), quando Cristo, cambiando l'acqua in vino, apre alla fede il cuore dei discepoli grazie all'intervento di Maria, la prima dei credenti. Mistero di luce è la predicazione con la quale Gesù annuncia l'avvento del Regno di Dio e invita alla conversione (cfr Mc 1, 15), rimettendo i peccati di chi si accosta a Lui con umile fiducia (cfr Mc 2, 3-13; Lc 7, 47-48), inizio del ministero di misericordia che Egli continuerà ad esercitare fino alla fine del mondo, specie attraverso il sacramento della Riconciliazione affidato alla sua Chiesa (cfr Gv 20, 22-23). Mistero di luce per eccellenza è poi la Trasfigurazione, avvenuta, secondo la tradizione, sul Monte Tabor. La gloria della Divinità sfolgora sul volto di Cristo, mentre il Padre lo accredita agli Apostoli estasiati perché lo ascoltino (cfr Lc 9, 35 e par) e si dispongano a vivere con Lui il momento doloroso della Passione, per giungere con Lui alla gioia della Risurrezione e a una vita trasfigurata dallo Spirito Santo. Mistero di luce è, infine, l'istituzione dell'Eucaristia, nella quale Cristo si fa nutrimento con il suo Corpo e il suo Sangue sotto i segni del pane e del vino, testimoniando « sino alla fine » il suo amore per l'umanità (Gv 13, 1), per la cui salvezza si offrirà in sacrificio.
In questi misteri, tranne che a Cana, la presenza di Maria rimane sullo sfondo. I Vangeli accennano appena a qualche sua presenza occasionale in un momento o nell'altro della predicazione di Gesù (cfr Mc 3, 31-35; Gv 2, 12) e nulla dicono di un'eventuale presenza nel Cenacolo al momento dell'istituzione dell'Eucaristia. Ma la funzione che svolge a Cana accompagna, in qualche modo, tutto il cammino di Cristo. La rivelazione, che nel Battesimo al Giordano è offerta direttamente dal Padre ed è riecheggiata dal Battista, sta a Cana sulla sua bocca, e diventa la grande ammonizione materna che Ella rivolge alla Chiesa di tutti i tempi: « Fate quello che vi dirà » (Gv 2, 5). È ammonizione, questa, che ben introduce parole e segni di Cristo durante la vita pubblica, costituendo lo sfondo mariano di tutti i 'misteri della luce'.
Misteri del dolore
22. Ai misteri del dolore di Cristo i Vangeli danno grande rilievo. Da sempre la pietà cristiana, specialmente nella Quaresima, attraverso la pratica della Via Crucis, si è soffermata sui singoli momenti della Passione, intuendo che è qui il culmine della rivelazione dell'amore ed è qui la sorgente della nostra salvezza. Il Rosario sceglie alcuni momenti della Passione, inducendo l'orante a fissarvi lo sguardo del cuore e a riviverli. Il percorso meditativo si apre col Getsemani, lì dove Cristo vive un momento particolarmente angoscioso di fronte alla volontà del Padre, alla quale la debolezza della carne sarebbe tentata di ribellarsi. Lì Cristo si pone nel luogo di tutte le tentazioni dell'umanità, e di fronte a tutti i peccati dell'umanità, per dire al Padre: « Non sia fatta la mia, ma la tua volontà » (Lc 22, 42 e par). Questo suo 'sì' ribalta il 'no' dei progenitori nell'Eden. E quanto questa adesione alla volontà del Padre debba costargli emerge dai misteri seguenti, nei quali, la salita al Calvario, con la flagellazione, la coronazione di spine, la morte in croce, Egli è gettato nella più grande abiezione: Ecce homo!
In questa abiezione è rivelato non soltanto l'amore di Dio, ma il senso stesso dell'uomo. Ecce homo: chi vuol conoscere l'uomo, deve saperne riconoscere il senso, la radice e il compimento in Cristo, Dio che si abbassa per amore « fino alla morte, e alla morte di croce » (Fil 2, 8). I misteri del dolore portano il credente a rivivere la morte di Gesù ponendosi sotto la croce accanto a Maria, per penetrare con Lei nell'abisso dell'amore di Dio per l'uomo e sentirne tutta la forza rigeneratrice.
Misteri della gloria
23.« La contemplazione del volto di Cristo non può fermarsi all'immagine di Lui crocifisso. Egli è il Risorto! ».29 Da sempre il Rosario esprime questa consapevolezza della fede, invitando il credente ad andare oltre il buio della Passione, per fissare lo sguardo sulla gloria di Cristo nella Risurrezione e nell'Ascensione. Contemplando il Risorto il cristiano riscopre le ragioni della propria fede (cfr 1 Cor 15, 14), e rivive la gioia non soltanto di coloro ai quali Cristo si manifestò – gli Apostoli, la Maddalena, i discepoli di Emmaus –, ma anche la gioia di Maria, che dovette fare un'esperienza non meno intensa della nuova esistenza del Figlio glorificato. A questa gloria che, con l'Ascensione, pone il Cristo alla destra del Padre, Ella stessa sarà sollevata con l'Assunzione, giungendo, per specialissimo privilegio, ad anticipare il destino riservato a tutti i giusti con la risurrezione della carne. Coronata infine di gloria – come appare nell'ultimo mistero glorioso – Ella rifulge quale Regina degli Angeli e dei Santi, anticipazione e vertice della condizione escatologica della Chiesa.
Al centro di questo percorso di gloria del Figlio e della Madre, il Rosario pone, nel terzo mistero glorioso, la Pentecoste, che mostra il volto della Chiesa quale famiglia riunita con Maria, ravvivata dall'effusione potente dello Spirito, pronta per la missione evangelizzatrice. La contemplazione di questo, come degli altri misteri gloriosi, deve portare i credenti a prendere coscienza sempre più viva della loro esistenza nuova in Cristo, all'interno della realtà della Chiesa, un'esistenza di cui la scena della Pentecoste costituisce la grande 'icona'. I misteri gloriosi alimentano così nei credenti la speranza della meta escatologica verso cui sono incamminati come membri del Popolo di Dio pellegrinante nella storia. Ciò non può non spingerli ad una coraggiosa testimonianza di quel « lieto annunzio » che dà senso a tutta la loro esistenza.
Dai 'misteri' al 'Mistero': la via di Maria
24. Questi cicli meditativi proposti nel Santo Rosario non sono certo esaustivi, ma richiamano l'essenziale, introducendo l'animo al gusto di una conoscenza di Cristo che continuamente attinge alla fonte pura del testo evangelico. Ogni singolo tratto della vita di Cristo, com'è narrato dagli Evangelisti, rifulge di quel Mistero che supera ogni conoscenza (cfr Ef 3, 19). È il Mistero del Verbo fatto carne, nel quale « abita corporalmente tutta la pienezza della divinità » (Col 2, 9). Per questo il Catechismo della Chiesa Cattolica insiste tanto sui misteri di Cristo, ricordando che « tutto nella vita di Gesù è segno del suo Mistero ».30 Il « duc in altum » della Chiesa nel terzo Millennio si misura sulla capacità dei cristiani di « penetrare nella perfetta conoscenza del mistero di Dio, cioè Cristo, nel quale sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza » (Col 2, 2-3). A ciascun battezzato è rivolto l'ardente auspicio della Lettera agli Efesini: « Che il Cristo abiti per la fede nei vostri cuori e così, radicati e fondati nella carità, siate in grado di [...] conoscere l'amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio » (3, 17-19).
Il Rosario si pone a servizio di questo ideale, offrendo il 'segreto' per aprirsi più facilmente a una conoscenza profonda e coinvolgente di Cristo. Potremmo dirlo la via di Maria. È la via dell'esempio della Vergine di Nazareth, donna di fede, di silenzio e di ascolto. È insieme la via di una devozione mariana animata dalla consapevolezza dell'inscindibile rapporto che lega Cristo alla sua Madre Santissima: i misteri di Cristo sono anche, in certo senso, i misteri della Madre, persino quando non vi è direttamente coinvolta, per il fatto stesso che Ella vive di Lui e per Lui. Facendo nostre nell'Ave Maria le parole dell'angelo Gabriele e di sant'Elisabetta, ci sentiamo spinti a cercare sempre nuovamente in Maria, tra le sue braccia e nel suo cuore, il « frutto benedetto del suo grembo » (cfr Lc 1, 42).
Mistero di Cristo, 'mistero' dell'uomo
25. Nella già ricordata testimonianza del 1978 sul Rosario quale mia preghiera prediletta, espressi un concetto sul quale desidero ritornare.
Dissi allora che « la semplice preghiera del Rosario batte il ritmo della vita umana ».31
Alla luce delle riflessioni finora svolte sui misteri di Cristo, non è difficile approfondire questa implicazione antropologica del Rosario. Un'implicazione più radicale di quanto non appaia a prima vista. Chi si pone in contemplazione di Cristo ripercorrendo le tappe della sua vita, non può non cogliere in Lui anche la verità sull'uomo. È la grande affermazione del Concilio Vaticano II, che fin dalla Lettera enciclica Redemptor hominis ho fatto tante volte oggetto del mio magistero: « In realtà, il mistero dell'uomo si illumina veramente soltanto nel mistero del Verbo incarnato ».32 Il Rosario aiuta ad aprirsi a questa luce. Seguendo il cammino di Cristo, nel quale il cammino dell'uomo è « ricapitolato »,33 svelato e redento, il credente si pone davanti all'immagine dell'uomo vero. Contemplando la sua nascita impara la sacralità della vita, guardando alla casa di Nazareth apprende la verità originaria sulla famiglia secondo il disegno di Dio, ascoltando il Maestro nei misteri della vita pubblica attinge la luce per entrare nel Regno di Dio e, seguendolo sulla via del Calvario, impara il senso del dolore salvifico. Infine, contemplando Cristo e sua Madre nella gloria, vede il traguardoa cui ciascuno di noi è chiamato, se si lascia sanare e trasfigurare dallo Spirito Santo. Si può dire così che ciascun mistero del Rosario, ben meditato, getta luce sul mistero dell'uomo.
Al tempo stesso, diventa naturale portare a questo incontro con la santa umanità del Redentore i tanti problemi, assilli, fatiche e progetti che segnano la nostra vita. « Getta sul Signore il tuo affanno, ed egli ti darà sostegno » (Sal 55, 23). Meditare col Rosario significa consegnare i nostri affanni ai cuori misericordiosi di Cristo e della Madre sua. A distanza di venticinque anni, ripensando alle prove che non sono mancate nemmeno nell'esercizio del ministero petrino, mi sento di ribadire, quasi come un caldo invito rivolto a tutti perché ne facciano personale esperienza: sì, davvero il Rosario « batte il ritmo della vita umana », per armonizzarla col ritmo della vita divina, nella gioiosa comunione della Santa Trinità, destino e anelito della nostra esistenza.
CAPITOLO III
PER ME VIVERE È CRISTO
Il Rosario, via di assimilazione del mistero
26. La meditazione dei misteri di Cristo è proposta nel Rosario con un metodo caratteristico, atto per sua natura a favorire la loro assimilazione. È il metodo basato sulla ripetizione. Ciò vale innanzitutto per l'Ave Maria, ripetuta per ben dieci volte ad ogni mistero. Se si guarda superficialmente a questa ripetizione, si potrebbe essere tentati di ritenere il Rosario una pratica arida e noiosa. Ben altra considerazione, invece, si può giungere ad avere della Corona, se la si considera come espressione di quell'amore che non si stanca di tornare alla persona amata con effusioni che, pur simili nella manifestazione, sono sempre nuove per il sentimento che le pervade.
In Cristo, Dio ha assunto davvero un « cuore di carne ». Egli non ha soltanto un cuore divino, ricco di misericordia e di perdono, ma anche un cuore umano, capace di tutte le vibrazioni dell'affetto. Se avessimo bisogno in proposito di una testimonianza evangelica, non sarebbe difficile trovarla nel toccante dialogo di Cristo con Pietro dopo la Risurrezione: « Simone di Giovanni, mi vuoi bene? ». Per ben tre volte è posta la domanda, per ben tre volte è data la risposta: « Signore, tu lo sai che ti voglio bene » (cfr Gv 21, 15-17). Al di là dello specifico significato del brano, così importante per la missione di Pietro, a nessuno sfugge la bellezza di questa triplice ripetizione, in cui l'insistente richiesta e la relativa risposta si esprimono in termini ben noti all'esperienza universale dell'amore umano. Per comprendere il Rosario, bisogna entrare nella dinamica psicologica che è propria dell'amore.
Una cosa è chiara: se la ripetizione dell'Ave Maria si rivolge direttamente a Maria, con Lei e attraverso di Lei è in definitiva a Gesù che va l'atto di amore. La ripetizione si alimenta del desiderio di una conformazione sempre più piena a Cristo, vero 'programma' della vita cristiana. San Paolo ha enunciato questo programma con parole infuocate: « Per me il vivere è Cristo e il morire un guadagno » (Fil 1, 21). E ancora: « Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me » (Gal 2, 20). Il Rosario ci aiuta a crescere in questa conformazione fino al traguardo della santità.
Un metodo valido...
27. Che il rapporto con Cristo possa avvalersi anche dell'aiuto di un metodo non deve stupire. Iddio si comunica all'uomo rispettando il modo di essere della nostra natura ed i suoi ritmi vitali. Per questo la spiritualità cristiana, pur conoscendo le forme più sublimi del silenzio mistico, nel quale tutte le immagini, le parole e i gesti sono come superati dall'intensità di una unione ineffabile dell'uomo con Dio, è normalmente segnata dal coinvolgimento totale della persona, nella sua complessa realtà psico-fisica e relazionale.
Questo appare in modo evidente nella Liturgia. I Sacramenti e i sacramentali sono strutturati con una serie di riti, che chiamano in causa le diverse dimensioni della persona. Anche la preghiera non liturgica esprime la stessa esigenza. Lo conferma il fatto che, in Oriente, la più caratteristica preghiera della meditazione cristologica, quella centrata sulle parole: « Gesù, Cristo, Figlio di Dio, Signore, abbi pietà di me peccatore »,34 è tradizionalmente legata al ritmo del respiro, che, mentre favorisce la perseveranza nell'invocazione, assicura quasi una densità fisica al desiderio che Cristo diventi il respiro, l'anima e il 'tutto' della vita.
... che tuttavia può essere migliorato
28. Ho ricordato, nella Lettera apostolica Novo millennio ineunte, che c'è oggi anche in Occidente una rinnovata esigenza di meditazione, che trova a volte in altre religioni modalità piuttosto accattivanti.35 Non mancano i cristiani che, per la poca conoscenza della tradizione contemplativa cristiana, si lasciano allettare da quelle proposte. Esse tuttavia, pur avendo elementi positivi e talvolta integrabili con l'esperienza cristiana, nascondono spesso un fondo ideologico inaccettabile. Anche in quelle esperienze è molto in voga una metodologia che, mirando al traguardo di un'alta concentrazione spirituale, si avvale di tecniche di carattere psico-fisico, ripetitive e simboliche. Il Rosario si pone in questo quadro universale della fenomenologia religiosa, ma si delinea con caratteristiche proprie, che rispondono alle esigenze tipiche della specificità cristiana.
In effetti, esso non è che un metodo per contemplare. Come metodo, va utilizzato in relazione al fine e non può diventare fine a se stesso. Tuttavia, essendo frutto di secolare esperienza, anche il metodo non va sottovalutato. Milita a suo favore l'esperienza di innumerevoli Santi. Ciò non toglie, però, che esso possa essere migliorato. Proprio a questo mira l'integrazione, nel ciclo dei misteri, della nuova serie dei mysteria lucis, unitamente ad alcuni suggerimenti relativi alla recita che propongo in questa Lettera. Con essi, pur rispettando la struttura ampiamente consolidata di questa preghiera, vorrei aiutare i fedeli a comprenderla nei suoi risvolti simbolici, in sintonia con le esigenze della vita quotidiana. Senza questo, c'è il rischio che il Rosario non solo non produca gli effetti spirituali auspicati, ma persino che la corona, con la quale si è soliti recitarlo, finisca per essere sentita alla stregua di un amuleto o di un oggetto magico, con un radicale travisamento del suo senso e della sua funzione.
L'enunciazione del mistero
29. Enunciare il mistero, e magari avere l'opportunità di fissare contestualmente un'icona che lo raffiguri, è come aprire uno scenario su cui concentrare l'attenzione. Le parole guidano l'immaginazione e l'animo a quel determinato episodio o momento della vita di Cristo. Nella spiritualità che si è sviluppata nella Chiesa, sia la venerazione di icone che le molte devozioni ricche di elementi sensibili, come anche lo stesso metodo proposto da sant'Ignazio di Loyola negli Esercizi Spirituali, hanno fatto ricorso all'elemento visivo e immaginativo (la compositio loci), ritenendolo di grande aiuto per favorire la concentrazione dell'animo sul mistero. È una metodologia, del resto, che corrisponde alla logica stessa dell'Incarnazione: Dio ha voluto prendere, in Gesù, lineamenti umani. È attraverso la sua realtà corporea che noi veniamo condotti a prendere contatto con il suo mistero divino.
A questa esigenza di concretezza risponde anche l'enunciazione dei vari misteri del Rosario. Certo, essi non sostituiscono il Vangelo e neppure richiamano tutte le sue pagine. Il Rosario, pertanto, non sostituisce la lectio divina, al contrario la suppone e la promuove. Ma se i misteri considerati nel Rosario, anche con il completamento dei mysteria lucis, si limitano alle linee fondamentali della vita di Cristo, da essi l'animo può facilmente spaziare sul resto del Vangelo, soprattutto quando il Rosario è recitato in particolari momenti di prolungato raccoglimento.
L'ascolto della Parola di Dio
30. Per dare fondamento biblico e maggiore profondità alla meditazione, è utile che l'enunciazione del mistero sia seguita dalla proclamazione di un passo biblico corrispondente che, a seconda delle circostanze, può essere più o meno ampio. Le altre parole, infatti, non raggiungono mai l'efficacia propria della parola ispirata. Questa va ascoltata con la certezza che è Parola di Dio, pronunciata per l'oggi e « per me ».
Accolta così, essa entra nella metodologia di ripetizione del Rosario senza suscitare la noia che sarebbe causata dal semplice richiamo di un'informazione ormai ben acquisita. No, non si tratta di riportare alla memoria un'informazione, ma di lasciar 'parlare' Dio. In qualche occasione solenne e comunitaria, questa parola può essere opportunamente illustrata da qualche breve commento.
Il silenzio
31. L'ascolto e la meditazione si nutrono di silenzio. È opportuno che, dopo l'enunciazione del mistero e la proclamazione della Parola, per un congruo periodo di tempo ci si fermi a fissare lo sguardo sul mistero meditato, prima di iniziare la preghiera vocale. La riscoperta del valore del silenzio è uno dei segreti per la pratica della contemplazione e della meditazione. Tra i limiti di una società fortemente tecnologizzata e mass-mediatica, c'è anche il fatto che il silenzio diventa sempre più difficile. Come nella Liturgia sono raccomandati momenti di silenzio, anche nella recita del Rosario una breve pausa è opportuna dopo l'ascolto della Parola di Dio, mentre l'animo si fissa sul contenuto di un determinato mistero.
Il « Padre nostro »
32. Dopo l'ascolto della Parola e la focalizzazione del mistero è naturale che l'animo si innalzi verso il Padre. Gesù, in ciascuno dei suoi misteri, ci porta sempre al Padre, a cui Egli continuamente si rivolge, perché nel suo 'seno' riposa (cfr Gv 1, 18). Nell'intimità del Padre Egli ci vuole introdurre, perché diciamo con Lui « Abbà, Padre » (Rm 8, 15; Gal 4, 6). È in rapporto al Padre che Egli ci fa fratelli suoi e fratelli tra di noi, comunicandoci lo Spirito che è suo e del Padre insieme. Il Padre nostro, posto quasi come fondamento alla meditazione cristologico-mariana che si sviluppa attraverso la ripetizione dell'Ave Maria, rende la meditazione del mistero, anche quando è compiuta in solitudine, un'esperienza ecclesiale.
Le dieci « Ave Maria »
33. È questo l'elemento più corposo del Rosario e insieme quello che ne fa una preghiera mariana per eccellenza. Ma proprio alla luce dell'Ave Maria ben compresa, si avverte con chiarezza che il carattere mariano non solo non si oppone a quello cristologico, ma anzi lo sottolinea e lo esalta. La prima parte dell'Ave Maria, infatti, desunta dalle parole rivolte a Maria dall'angelo Gabriele e da sant'Elisabetta, è contemplazione adorante del mistero che si compie nella Vergine di Nazareth. Esse esprimono, per così dire, l'ammirazione del cielo e della terra e fanno, in certo senso, trapelare l'incanto di Dio stesso nel contemplare il suo capolavoro – l'incarnazione del Figlio nel grembo verginale di Maria –, nella linea di quel gioioso sguardo della Genesi (cfr Gn 1, 31), di quell'originario « pathos con cui Dio, all'alba della creazione, guardò all'opera delle sue mani ».36 Il ripetersi, nel Rosario, dell'Ave Maria, ci pone sull'onda dell'incanto di Dio: è giubilo, stupore, riconoscimento del più grande miracolo della storia. È il compimento della profezia di Maria: « D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata » (Lc 1, 48).
Il baricentro dell'Ave Maria, quasi cerniera tra la prima e la seconda parte, è il nome di Gesù. Talvolta, nella recitazione frettolosa, questo baricentro sfugge, e con esso anche l'aggancio al mistero di Cristo che si sta contemplando. Ma è proprio dall'accento che si dà al nome di Gesù e al suo mistero che si contraddistingue una significativa e fruttuosa recita del Rosario. Già Paolo VI ricordò, nell'Esortazione apostolica Marialis cultus, l'uso praticato in alcune regioni di dar rilievo al nome di Cristo, aggiungendoviuna clausola evocatrice del mistero che si sta meditando.37 È un uso lodevole, specie nella recita pubblica. Esso esprime con forza la fede cristologica, applicata ai diversi momenti della vita del Redentore. È professione di fede e, al tempo stesso, aiuto a tener desta la meditazione, consentendo di vivere la funzione assimilante, insita nella ripetizione dell'Ave Maria, rispetto al mistero di Cristo. Ripetere il nome di Gesù – l'unico nome nel quale ci è dato di sperare salvezza (cfr At 4, 12) – intrecciato con quello della Madre Santissima, e quasi lasciando che sia Lei stessa a suggerirlo a noi, costituisce un cammino di assimilazione, che mira a farci entrare sempre più profondamente nella vita di Cristo.
Dallo specialissimo rapporto con Cristo, che fa di Maria la Madre di Dio, la Theotòkos, deriva, poi, la forza della supplica con la quale a Lei ci rivolgiamo nella seconda parte della preghiera, affidando alla sua materna intercessione la nostra vita e l'ora della nostra morte.
Il « Gloria »
34. La dossologia trinitaria è il traguardo della contemplazione cristiana. Cristo è infatti la via che ci conduce al Padre nello Spirito. Se percorriamo fino in fondo questa via, ci ritroviamo continuamente di fronte al mistero delle tre Persone divine da lodare, adorare, ringraziare. È importante che il Gloria, culmine della contemplazione, sia messo bene in evidenza nel Rosario. Nella recita pubblica potrebbe essere cantato, per dare opportuna enfasi a questa prospettiva strutturale e qualificante di ogni preghiera cristiana.
Nella misura in cui la meditazione del mistero è stata attenta, profonda, ravvivata – di Ave in Ave – dall'amore per Cristo e per Maria, la glorificazione trinitaria ad ogni diecina, lungi dal ridursi ad una rapida conclusione, acquista il suo giusto tono contemplativo, come per elevare l'animo all'altezza del Paradiso e farci rivivere, in qualche modo, l'esperienza del Tabor, anticipazione della contemplazione futura: « È bello per noi stare qui » (Lc 9, 33).
La giaculatoria finale
35. Nella pratica corrente del Rosario, dopo la dossologia trinitaria segue una giaculatoria, che varia a seconda delle consuetudini. Senza nulla togliere al valore di tali invocazioni, sembra opportuno rilevare che la contemplazione dei misteri potrà meglio esprimere tutta la sua fecondità, se si avrà cura di far sì che ciascun mistero si concluda con una preghiera volta ad ottenere i frutti specifici della meditazione di quel mistero. In questo modo il Rosario potrà esprimere con maggiore efficacia il suo legame con la vita cristiana. Lo suggerisce una bella orazione liturgica, che ci invita a chiedere di poter giungere, meditando i misteri del Rosario, ad « imitare ciò che contengono e ad ottenere ciò che promettono ».38
Tale preghiera finale potrà ispirarsi, come già succede, a una legittima varietà. Il Rosario acquista in tal modo anche una fisionomia più adeguata alle varie tradizioni spirituali e alle varie comunità cristiane. In questa prospettiva, è auspicabile che si diffondano, col debito discernimento pastorale, le proposte più significative, magari sperimentate in centri e santuari mariani particolarmente attenti alla pratica del Rosario, in modo che il Popolo di Dio possa avvalersi di ogni autentica ricchezza spirituale, traendone nutrimento per la propria contemplazione.
La 'corona'
36. Strumento tradizionale per la recita del Rosario è la corona. Nella pratica più superficiale, essa finisce per essere spesso un semplice strumento di conteggio per registrare il succedersi delle Ave Maria. Ma essa si presta anche ad esprimere un simbolismo, che può dare ulteriore spessore alla contemplazione.
A tal proposito, la prima cosa da notare è come la corona converga verso il Crocifisso, che apre così e chiude il cammino stesso dell'orazione. In Cristo è centrata la vita e la preghiera dei credenti. Tutto parte da Lui, tutto tende a Lui,tutto, mediante Lui, nello Spirito Santo, giunge al Padre.
In quanto strumento di conteggio, che scandisce l'avanzare della preghiera, la corona evoca l'incessante cammino della contemplazione e della perfezione cristiana. Il beato Bartolo Longo la vedeva anche come una 'catena' che ci lega a Dio. Catena, sì, ma catena dolce; tale sempre si rivela il rapporto con un Dio che è Padre. Catena 'filiale', che ci pone in sintonia con Maria, la « serva del Signore » (Lc 1, 38), e, in definitiva, con Cristo stesso, che, pur essendo Dio, si fece « servo » per amore nostro (Fil 2, 7).
Bello è anche estendere il significato simbolico della corona al nostro rapporto reciproco, ricordando con essa il vincolo di comunione e di fraternità che tutti ci lega in Cristo.
Avvio e chiusa
37. Sono vari, nella prassi corrente, i modi di introdurre il Rosario nei diversi contesti ecclesiali. In alcune regioni, si suole iniziare con l'invocazione del Salmo 69: « O Dio, vieni a salvarmi; Signore, vieni presto in mio aiuto », quasi ad alimentare nell'orante l'umile consapevolezza della propria indigenza; altrove, invece, l'avvio avviene con la recita del Credo, quasi a mettere la professione di fede a fondamento del cammino contemplativo che si intraprende. Questi e simili modi, nella misura in cui ben dispongono l'animo alla contemplazione, sono usi ugualmente legittimi. La recita è poi conclusa con la preghiera secondo le intenzioni del Papa, per allargare lo sguardo di chi prega sull'ampio orizzonte delle necessità ecclesiali. È proprio per incoraggiare questa proiezione ecclesiale del Rosario che la Chiesa ha voluto arricchirlo di sante indulgenze per chi lo recita con le debite disposizioni.
In effetti, se vissuto così, il Rosario diventa veramente un percorso spirituale, in cui Maria si fa madre, maestra, guida, e sostiene il fedele con la sua intercessione potente. Come stupirsi se l'animo sente il bisogno, alla fine di questa preghiera, in cui ha fatto intima esperienza della maternità di Maria, di sciogliersi nelle lodi per la Vergine Santa, sia nella splendida preghiera della Salve Regina, che in quella delle Litanie lauretane? È il coronamento di un cammino interiore, che ha portato il fedele a contatto vivo con il mistero di Cristo e della sua Madre Santissima.
La distribuzione nel tempo
38. Il Rosario può essere recitato integralmente ogni giorno, e non manca chi lodevolmente lo fa. Esso viene così a riempire di orazione le giornate di tanti contemplativi, o a tener compagnia ad ammalati ed anziani che dispongono di tempo abbondante. Ma è ovvio – e ciò vale a maggior ragione, se si aggiunge il nuovo ciclo dei mysteria lucis – che molti non potranno recitarne cheuna parte, secondo un certo ordine settimanale. Questa distribuzione settimanale finisce per dare alle varie giornate della settimana un certo 'colore' spirituale, analogamente a quanto la Liturgia fa con le varie fasi dell'anno liturgico.
Secondo la prassi corrente, il lunedì e il giovedì sono dedicati ai « misteri della gioia », il martedì e il venerdì ai « misteri del dolore », il mercoledì, il sabato e la domenica ai « misteri della gloria ». Dove inserire i « misteri della luce »? Considerando che i misteri gloriosi sono riproposti di seguito il sabato e la domenica e che il sabato è tradizionalmente un giorno a forte carattere mariano, sembra consigliabile spostare al sabato la seconda meditazione settimanale dei misteri gaudiosi, nei quali la presenza di Maria è più pronunciata. Il giovedì resta così libero proprio per la meditazione dei misteri della luce.
Questa indicazione non intende tuttavia limitare una conveniente libertà nella meditazione personale e comunitaria, a seconda delle esigenze spirituali e pastorali e soprattutto delle coincidenze liturgiche che possono suggerire opportuni adattamenti. Ciò che è veramente importante è che il Rosario sia sempre più concepito e sperimentato come itinerario contemplativo. Attraverso di esso, in modo complementare a quanto si compie nella Liturgia, la settimana del cristiano, incardinata sulla domenica, giorno della risurrezione, diventa un cammino attraverso i misteri della vita di Cristo, e questi si afferma, nella vita dei suoi discepoli, come Signore del tempo e della storia.
CONCLUSIONE
« Rosario benedetto di Maria, catena dolce che ci rannodi a Dio »
39. Quanto fin qui s'è detto, esprime ampiamente la ricchezza di questa preghiera tradizionale, che ha la semplicità di una preghiera popolare, ma anche la profondità teologica di una preghiera adatta a chi avverte l'esigenza di una contemplazione più matura.
A questa preghiera la Chiesa ha riconosciuto sempre una particolare efficacia, affidando ad essa, alla sua recita corale, alla sua pratica costante, le cause più difficili. In momenti in cui la cristianità stessa era minacciata, fu alla forza di questa preghiera che si attribuì lo scampato pericolo e la Vergine del Rosario fu salutata come propiziatrice della salvezza.
Oggi all'efficacia di questa preghiera consegno volentieri – l'ho accennato all'inizio – la causa della pace nel mondo e quella della famiglia.
La pace
40. Le difficoltà che l'orizzonte mondiale presenta in questo avvio di nuovo Millennio ci inducono a pensare che solo un intervento dall'Alto, capace di orientare i cuori di quanti vivono situazioni conflittuali e di quanti reggono le sorti delle Nazioni, può far sperare in un futuro meno oscuro.
Il Rosario è preghiera orientata per sua natura alla pace, per il fatto stesso che consiste nella contemplazione di Cristo, Principe della pace e « nostra pace » (Ef 2,14). Chi assimila il mistero di Cristo – e il Rosario proprio a questo mira –, apprende il segreto della pace e ne fa un progetto di vita. Inoltre, in forza del suo carattere meditativo, con il tranquillo succedersi delle Ave Maria, il Rosario esercita sull'orante un'azione pacificante che lo dispone a ricevere e sperimentare nella profondità del suo essere e a diffondere intorno a sé quella pace vera che è dono speciale del Risorto (cfr Gv 14, 27; 20, 21).
È poi preghiera di pace anche per i frutti di carità che produce. Se ben recitato come vera preghiera meditativa, il Rosario, favorendo l'incontro con Cristo nei suoi misteri, non può non additare anche il volto di Cristo nei fratelli, specie in quelli più sofferenti. Come si potrebbe fissare, nei misteri gaudiosi, il mistero del Bimbo nato a Betlemme senza provare il desiderio di accogliere, difendere e promuovere la vita, facendosi carico della sofferenza dei bambini in tutte le parti del mondo? Come si potrebbero seguire i passi del Cristo rivelatore, nei misteri della luce, senza proporsi di testimoniare le sue beatitudini nella vita di ogni giorno? E come contemplare il Cristo carico della croce e crocifisso, senza sentire il bisogno di farsi suoi « cirenei » in ogni fratello affranto dal dolore o schiacciato dalla disperazione? Come si potrebbe, infine, fissare gli occhi sulla gloria di Cristo risorto e su Maria incoronata Regina, senza provare il desiderio di rendere questo mondo più bello, più giusto, più vicino al disegno di Dio?
Insomma, mentre ci fa fissare gli occhi su Cristo, il Rosario ci rende anche costruttori della pace nel mondo. Per la sua caratteristica di petizione insistente e corale, in sintonia con l'invito di Cristo a pregare « sempre, senza stancarsi » (Lc 18,1), esso ci consente di sperare che, anche oggi, una 'battaglia' tanto difficile come quella della pace possa essere vinta. Lungi dall'essere una fuga dai problemi del mondo, il Rosario ci spinge così a guardarli con occhio responsabile e generoso, e ci ottiene la forza di tornare ad essi con la certezza dell'aiuto di Dio e con il proposito fermo di testimoniare in ogni circostanza « la carità, che è il vincolo di perfezione » (Col 3, 14).
La famiglia: i genitori...
41. Preghiera per la pace, il Rosario è anche, da sempre, preghiera della famiglia e per la famiglia. Un tempo questa preghiera era particolarmente cara alle famiglie cristiane, e certamente ne favoriva la comunione. Occorre non disperdere questa preziosa eredità. Bisogna tornare a pregare in famiglia e a pregare per le famiglie, utilizzando ancora questa forma di preghiera.
Se nella Lettera apostolica Novo millennio ineunte ho incoraggiato la celebrazione della Liturgia delle Ore anche da parte dei laici nella vita ordinaria delle comunità parrocchiali e dei vari gruppi cristiani,39 altrettanto desidero fare per il Rosario. Si tratta di due vie non alternative, ma complementari, della contemplazione cristiana. Chiedo pertanto a quanti si dedicano alla pastorale delle famiglie di suggerire con convinzione la recita del Rosario.
La famiglia che prega unita, resta unita. Il Santo Rosario, per antica tradizione, si presta particolarmente ad essere preghiera in cui la famiglia si ritrova. I singoli membri di essa, proprio gettando lo sguardo su Gesù, recuperano anche la capacità di guardarsi sempre nuovamente negli occhi, per comunicare, per solidarizzare, per perdonarsi scambievolmente, per ripartire con un patto di amore rinnovato dallo Spirito di Dio.
Molti problemi delle famiglie contemporanee, specie nelle società economicamente evolute, dipendono dal fatto che diventa sempre più difficile comunicare. Non si riesce a stare insieme, e magari i rari momenti dello stare insieme sono assorbiti dalle immagini di un televisore. Riprendere a recitare il Rosario in famiglia significa immettere nella vita quotidiana ben altre immagini, quelle del mistero che salva: l'immaginedel Redentore, l'immagine della sua Madre Santissima. La famiglia che recita insieme il Rosario riproduce un po' il clima della casa di Nazareth: si pone Gesù al centro, si condividono con lui gioie e dolori, si mettono nelle sue mani bisogni e progetti, si attingono da lui la speranza e la forza per il cammino.
... e i figli
42. A questa preghiera è anche bello e fruttuoso affidare l'itinerario di crescita dei figli. Non è forse, il Rosario, l'itinerario della vita di Cristo, dal concepimento, alla morte, fino alla resurrezione e alla gloria? Diventa oggi sempre più arduo per i genitori seguire i figli nelle varie tappe della vita. Nella società della tecnologia avanzata, dei mass media e della globalizzazione, tutto è diventato così rapido e la distanza culturale tra le generazioni si fa sempre più grande. I più diversi messaggi e le esperienze più imprevedibili si fanno presto spazio nella vita dei ragazzi e degli adolescenti, e per i genitori diventa talvolta angoscioso far fronte ai rischi che essi corrono. Si trovano non di rado a sperimentare delusioni cocenti, constatando i fallimenti dei propri figli di fronte alla seduzione della droga, alle attrattive di un edonismo sfrenato, alle tentazioni della violenza, alle più varie espressioni del non senso e della disperazione.
Pregare col Rosario per i figli, e ancor più con i figli, educandoli fin dai teneri anni a questo momento giornaliero di « sosta orante » della famiglia, non è, certo, la soluzione di ogni problema, ma è un aiuto spirituale da non sottovalutare. Si può obiettare che il Rosario appare preghiera poco adatta al gusto dei ragazzi e dei giovani d'oggi. Ma forse l'obiezione tiene conto di un modo di praticarlo spesso poco accurato. Del resto, fatta salva la sua struttura fondamentale, nulla vieta che per i ragazzi e i giovani la recita del Rosario – tanto in famiglia quanto nei gruppi – si arricchisca di opportuni accorgimenti simbolici e pratici, che ne favoriscano la comprensione e la valorizzazione. Perché non provarci? Una pastorale giovanile non rinunciataria, appassionata e creativa – le Giornate Mondiali della Gioventù me ne hanno dato la misura! – è capace di fare, con l'aiuto di Dio, cose davvero significative. Se il Rosario viene ben presentato, sono sicuro che i giovani stessi saranno capaci di sorprendere ancora una volta gli adulti, nel far propria questa preghiera e nel recitarla con l'entusiasmo tipico della loro età.
Il Rosario, un tesoro da riscoprire
43. Carissimi fratelli e sorelle! Una preghiera così facile, e al tempo stesso così ricca, merita davvero di essere riscoperta dalla comunità cristiana. Facciamolo soprattutto in questo anno, assumendo questa proposta come un rafforzamento della linea tracciata nella Lettera apostolica Novo millennio ineunte, a cui i piani pastorali di tante Chiese particolari si sono ispirati nel programmare l'impegno per il prossimo futuro.
Mi rivolgo in particolare a voi, cari Confratelli nell'Episcopato, sacerdoti e diaconi, e a voi, operatori pastorali nei diversi ministeri, perché, facendo esperienza personale della bellezza del Rosario, ne diventiate solerti promotori.
Confido anche in voi, teologi, perché praticando una riflessione al tempo stesso rigorosa e sapienziale, radicata nella Parola di Dio e sensibile al vissuto del popolo cristiano, facciate scoprire, di questa preghiera tradizionale, i fondamenti biblici, le ricchezze spirituali, la validità pastorale.
Conto su di voi, consacrati e consacrate, chiamati a titolo particolare a contemplare il volto di Cristo alla scuola di Maria.
Guardo a voi tutti, fratelli e sorelle di ogni condizione, a voi, famiglie cristiane, a voi, ammalati e anziani, a voi giovani: riprendete con fiducia tra le mani la corona del Rosario, riscoprendola alla luce della Scrittura, in armonia con la Liturgia, nel contesto della vita quotidiana.
Che questo mio appello non cada inascoltato! All'inizio del venticinquesimo anno di Pontificato, affido questa Lettera apostolica alle mani sapienti della Vergine Maria, prostrandomi spiritualmente davanti alla sua immagine nello splendido santuario a Lei edificato dal beato Bartolo Longo, apostolo del Rosario. Faccio volentieri mie le parole toccanti con le quali egli chiude la celebre Supplica alla Regina del Santo Rosario: « O Rosario benedetto di Maria, catena dolce che ci rannodi a Dio, vincolo di amore che ci unisci agli Angeli, torre di salvezza negli assalti dell'inferno, porto sicuro nel comune naufragio, noi non ti lasceremo mai più. Tu ci sarai conforto nell'ora dell'agonia. A te l'ultimo bacio della vita che si spegne. E l'ultimo accento delle nostre labbra sarà il nome tuo soave, o Regina del Rosario di Pompei, o Madre nostra cara, o Rifugio dei peccatori, o Sovrana consolatrice dei mesti. Sii ovunque benedetta, oggi e sempre, in terra e in cielo ».
Dal Vaticano, il 16 ottobre dell'anno 2002, inizio del venticinquesimo di Pontificato.
GIOVANNI PAOLO II
1 Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, 45.
2 Cfr Paolo VI, Esort. ap. Marialis cultus (2 febbraio 1974), 42: AAS 66 (1974), 153.
3 Cfr Acta Leonis XIII, 3 (1884), 280-289.
4 Degna di nota è, in particolare, la sua Epistola apostolica sul Rosario Il religioso convegno (29 settembre 1961): AAS 53 (1961), 641-647.
5 Angelus: Insegnamenti I (1978), 75-76.
6 AAS 93 (2001), 285.
7 Giovanni XXIII negli anni di preparazione del Concilio non aveva mancato di invitare la comunità cristiana alla recita del Rosario per la riuscita di questo evento ecclesiale: cfr Lettera al Cardinale Vicario del 28 settembre 1960: AAS 52 (1960), 814-817.
8 Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium, 66.
9 N. 32: AAS 93 (2001), 288.
10 Ibid., 33, l.c., 289.
11 È noto e va ribadito che le rivelazioni private non sono della stessa natura della rivelazione pubblica, normativa per tutta la Chiesa. È compito del Magistero discernere e riconoscere l'autenticità ed il valore delle rivelazioni private per la pietà dei fedeli.
12 Il segreto meraviglioso del Santo Rosario per convertirsi e salvarsi: Opere, 1, Scritti Spirituali, Roma 1990, pp. 729-843.
13 B. Bartolo Longo, Storia del Santuario di Pompei, Pompei 1990, p.59.
14 Esort. ap. Marialis cultus (2 febbraio 1974), 47: AAS 66 (1974), 156.
15 Cost. sulla sacra Liturgia Sacrosanctum Concilium, 10.
16 Ibid., 12.
17 Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium, 58.
18 I Quindici Sabati del Santissimo Rosario, 27ª ed., Pompei 1916, p. 27.
19 Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium, 53.
20 Ibid., 60.
21 Cfr Primo radiomessaggio Urbi et orbi (17 ottobre 1978): AAS 70 (1978), 927.
22 Trattato della vera devozione a Maria, 120: Opere, 1, Scritti spirituali, Roma 1990, p. 430.
23 Catechismo della Chiesa Cattolica, 2679.
24 Ibid., 2675.
25 La Supplica alla Regina del Santo Rosario, che si recita solennemente due volte l'anno, in maggio e ottobre, fu composta dal beato Bartolo Longo nel 1883, come adesione all'invito del Papa Leone XIII ai cattolici, nella sua prima Enciclica sul Rosario, per un impegno spirituale volto a fronteggiare i mali della società.
26 Divina Commedia, Par. XXXIII, 13-15.
27 Giovanni Paolo II, Lett. ap. Novo millennio ineunte (6gennaio 2001), 20: AAS 93 (2001), 279.
28 Esort. ap. Marialis cultus (2 febbraio 1974), 46: AAS 66 (1974), 155.
29 Giovanni Paolo II, Lett. ap. Novo millennio ineunte (6 gennaio 2001), 28: AAS 93 (2001), 284.
30 N. 515.
31 Angelus del 29 ottobre 1978: Insegnamenti I (1978), 76.
32 Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, 22.
33 S. Ireneo di Lione, Contro le eresie, III, 18, 1: PG 7, 932.
34 Catechismo della Chiesa Cattolica, 2616.
35 Cfr n. 33: AAS 93 (2001), 289.
36 Giovanni Paolo II, Lettera agli artisti (4 aprile 1999), 1: AAS 91 (1999), 1155.
37 Cfr n. 46: AAS 66 (1974), 155. Quest'uso è stato anche recentemente lodato dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti nel Direttorio su pietà popolare e liturgia. Principi e orientamenti (17 dicembre 2001), 201, Città del Vaticano, 2002, p. 165.
38 « ... concede, quaesumus, ut haec mysteria sacratissimo beatae Mariae Virginis Rosario recolentes, et imitemur quod continent, et quod promittunt assequamur »: Missale Romanum 1960, In festo B.M. Virginis a Rosario.
39 Cfr n. 34: AAS 93 (2001), 290.
giovedì 16 dicembre 2010
Novena di Natale (si recita dal 16 al 24 dicembre).
In principio Dio creò il cielo e la terra. Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque. Dio disse: "Sia la luce!". E la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno... (Gen 1,1-5).
Il primo giorno di questa novena vogliamo ricordare proprio il primo giorno della creazione, la nascita del mondo. La prima creatura voluta da Dio potremmo definirla molto natalizia: la luce, come fuoco che illumina, è uno dei simboli più belli del Natale di Gesù.
Impegno personale: pregherò perché in tutto il mondo creato e amato da Dio possa giungere, la luce della fede in Gesù.
2° giorno
Cantate al Signore un canto nuovo, cantate al Signore da tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome, annunziate di giorno in giorno la sua salvezza. In mezzo ai popoli raccontate la sua gloria, a tutte le nazioni dite i suoi prodigi. Gioiscano i cieli, esulti la terra, frema il mare e quanto racchiude; esultino i campi e quanto contengono, si rallegrino gli alberi della foresta davanti al Signore che viene, perché viene a giudicare la terra. Giudicherà il mondo con giustizia e con verità tutte le genti (Sal 95,1-3.15-13).
È il salmo responsoriale del giorno di Natale. Il libro dei salmi nella Bibbia costituisce la nascita della preghiera di un popolo. Gli autori sono poeti "ispirati", cioè guidati dallo Spirito a trovare le parole per rivolgersi a Dio in atteggiamento di supplica, di lode, di ringraziamento: attraverso la recita del salmo, si innalza la preghiera di un singolo o di un popolo che come vento, leggero o impetuoso a seconda delle circostanze, raggiunge il cuore di Dio.
Impegno personale: sceglierò oggi un salmo per rivolgermi al Signore, scelto in base allo stato d'animo che sto vivendo.
3° giorno
Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di lui si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore. Si compiacerà del timore del Signore. Non giudicherà secondo le apparenze e non prenderà decisioni per sentito dire; ma giudicherà con giustizia i miseri e prenderà decisioni eque per gli oppressi del paese (Is 11,1-4).
Come i salmisti, così anche i profeti sono uomini ispirati da Dio, che aiutano il popolo eletto a vivere la loro storia come grande vicenda di amicizia col Signore. Attraverso di loro la Bibbia testimonia la nascita dell'attesa della visita di Dio, come fuoco che consuma il peccato di infedeltà o che scalda la speranza di liberazione.
Impegno personale: voglio individuare i segni del passaggio di Dio nella mia vita e ne farò un'occasione di preghiera lungo questa giornata.
4° giorno
In quel tempo l'angelo disse a Maria: "Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio". Allora Maria disse: "Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto". E l'angelo partì da lei (Lc 1,35-38).
Lo Spirito Santo, quando incontra la risposta obbediente e disponibile dell'uomo, diventa fonte di vita, come vento che soffiando sui campi porta in giro vita per nuovi fiori. Maria, con il suo sì, ha consentito la nascita del Salvatore e ha insegnato a noi ad accogliere la salvezza.
Impegno personale: se ne ho la possibilità, parteciperò oggi alla S. Messa e riceverò l'Eucaristia, facendo nascere Gesù dentro di me. Stasera nell'esame di coscienza metterò di fronte al Signore l'obbedienza ai miei impegni di fede.
5° giorno
In quel tempo Giovanni diceva alle folle: "Io vi battezzo con acqua; ma viene uno che è più forte di me, al quale io non son degno di sciogliere neppure il legaccio dei sandali: costui vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco... Quando tutto il popolo fu battezzato e mentre Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e scese su di lui lo Spirito Santo in apparenza corporea, come di colomba, e vi fu una voce dal cielo: "Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto" (Lc 3,16.21-22).
Ognuno di noi è diventato figlio prediletto del Padre, quando ha ricevuto il primo dono dello Spirito Santo nel Battesimo, come fuoco capace di accendere nel cuore il desiderio di annunciare il Vangelo. Gesù, grazie all'accoglienza dello Spirito e in obbedienza alla volontà del Padre, ha indicato a noi la via per la nascita del Vangelo, cioè della buona notizia del Regno, in mezzo agli uomini.
Impegno personale: mi recherò in chiesa, al fonte battesimale, per fare memoria riconoscente al Padre del dono di essere suo figlio e rinnoverò la volontà di essere suo testimone in mezzo agli altri.
6° giorno
Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. Gesù, gridando a gran voce, disse: "Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito". Detto questo spirò (Lc 23,44-46).
Il mistero del Natale è legato misteriosamente al mistero della Passione di Gesù: egli comincia a conoscere da subito la sofferenza, per il rifiuto ad essere accolto che lo farà nascere in una povera stalla e per l'invidia dei potenti che scatenerà la furia omicida di Erode. Ma esiste anche un misterioso legame di vita tra i due momenti estremi dell'esistenza di Gesù: il soffio di vita che fa nascere il Signore è lo stesso soffio dello Spirito che Gesù sulla Croce riconsegna a Dio per la nascita della Nuova Alleanza, come vento vitale che spazza via l'inimicizia tra gli uomini e Dio sorta col peccato.
Impegno personale: risponderò con un gesto di generosità al male che purtroppo è diffuso intorno a noi o che addirittura nasce da me. Se poi sono io a subire un'ingiustizia, perdonerò di cuore e stasera ricorderò al Signore la persona che mi ha causato questo torto.
7° giorno
Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all'improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d'esprimersi (At 2,1-4).
Qui ritroviamo le immagini ormai familiari del vento e del fuoco, che dicono la realtà viva e diversificata dello Spirito. La nascita della Chiesa, che avviene nel Cenacolo dove sono riuniti gli apostoli insieme con Maria, dà inizio a una storia ininterrotta fino ad oggi, come fuoco che arde senza consumarsi per trasmettere l'amore di Dio a tutte le generazioni.
Impegno personale: ricorderò oggi con gratitudine il giorno della mia Cresima, quando sono diventato per mia scelta un discepolo responsabile nella vita della Chiesa. Affiderò al Signore, nella mia preghiera, il mio vescovo, il mio parroco e tutta la gerarchia ecclesiastica.
8° giorno
Mentre essi stavano celebrando il culto del Signore e digiunando, lo Spirito Santo disse: "Riservate per me Barnaba e Saulo per l'opera alla quale li ho chiamati". Allora, dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani e li accomiatarono. Essi dunque, inviati dallo Spirito Santo, discesero a Selèucia e di qui salparono verso Cipro. Giunti a Salamina cominciarono ad annunziare la parola di Dio nelle sinagoghe dei Giudei, avendo con loro anche Giovanni come aiutante (At 13,1-4).
Il libro degli Atti degli Apostoli ci testimonia la nascita della missione, come vento che soffia incessantemente da un estremo all'altro del mondo portando ai quattro angoli della terra il Vangelo.
Impegno personale: pregherò con molto affetto per il Papa, che ha la responsabilità della diffusione del Vangelo in tutto il mondo, e per i missionari, infaticabili viaggiatori dello Spirito.
9° giorno
Pietro stava ancora parlando, quando lo Spirito Santo scese sopra tutti coloro che ascoltavano il discorso. E i fedeli venuti con Pietro si meravigliavano che anche sopra i pagani si effondesse il dono dello Spirito Santo; li sentivano infatti parlare lingue e glorificare Dio. Allora Pietro disse: "Forse che si può proibire che siano battezzati con l'acqua questi che hanno ricevuto lo Spirito Santo al pari di noi?". E ordinò che fossero battezzati nel nome di Gesù Cristo. Dopo tutto questo lo pregarono di fermarsi alcuni giorni (At 10,44-48).
Come oggi noi possiamo inserirci nella vita della Chiesa e nascere a tutte le novità che il Signore ha preparato per noi? Attraverso i sacramenti, che segnano ancor oggi ogni successiva nascita della fede. I sacramenti, come fuoco che trasforma, ci introducono sempre di più nel mistero di comunione con Dio.
Impegno personale: pregherò per tutti coloro che nella mia comunità o anche nella mia famiglia stanno per ricevere un dono dello Spirito attraverso un sacramento e affiderò di cuore al Signore tutti i consacrati affinché seguano il Cristo con fedeltà.
Preghiera conclusiva.
Invochiamo lo Spirito su tutto il mondo creato da Dio, su noi che abbiamo in Maria il modello della collaborazione pronta alla sua opera di salvezza, e sui sacerdoti che in questo tempo natalizio sono impegnati a portare il Vangelo di Gesù di casa in casa.
Spirito di Dio, che agli inizi della creazione ti libravi sugli abissi del mondo, e trasformavi in sorriso di bellezza il grande sbadiglio delle cose, scendi ancora sulla terra, questo mondo che invecchia sfioralo con l'ala della tua gloria. Spirito Santo, che hai invaso l'anima di Maria, donaci il gusto di sentirci "estroversi". Rivolti, cioè, verso il mondo. Mettici le ali ai piedi perché, come Maria, raggiungiamo in fretta la città, la città terrena che tu ami appassionatamente. Spirito del Signore, dono del Risorto agli apostoli del Cenacolo, gonfia di passione la vita dei tuoi preti. Rendili innamorati della terra, capaci di misericordia per tutte le sue debolezze. Confortali con la gratitudine della gente e con l'olio della comunione fraterna. Ristora la loro stanchezza, perché non trovino appoggio più dolce per il loro riposo se non sulla spalla del Maestro.
Lasciati penetrare da questo mistero: Dio è venuto nella carne per uccidere la morte che vi si nasconde. Come le cure e le medicine vincono gli elementi nocivi assimilati dal corpo, e come il buio in casa è dissipato dalla luce che entra, così la morte che teneva in suo potere la natura umana fu distrutta con la venuta della divinità.
Come il ghiaccio prevale sull'acqua mentre è notte e persiste l'oscurità, ma appena sorge il sole si scioglie al calore dei suoi raggi, così la morte ha regnato fino alla venuta di Cristo; quando è apparsa la grazia salvatrice di Dio e si è levato il Sole di giustizia, la morte fu assorbita dalla vittoria, non avendo potuto resistere alla presenza della vera vita. Noi pure manifestiamo la nostra gioia, festeggiamo la salvezza del mondo, il giorno della nascita dell'umanità. Oggi è tolta la condanna di Adamo.
Non si dirà più: "Polvere tu sei e alla polvere tornerai", ma: "Unito a colui che è nei cieli, sarai elevato al cielo".
martedì 14 dicembre 2010
La Coroncina al Divin Sangue
Gesù, apparendole le disse:"Da che tu fai questa offerta, non puoi immaginare quanti peccatori si siano convertiti e quante anime siano uscite dal Purgatorio!".
Per recitarla ci si può servire di una comune corona del Rosario:
Sui grani grossi:
Eterno Padre, Eterno Amore, Vieni a noi col tuo Amore e distruggi nel nostro cuore tutto ciò che ti dà dolore. Padre Nostro…
Sui grani piccoli:
Eterno Padre, io vi offro per il Cuore Immacolato di Maria il Sangue di Gesù Cristo, per la santificazione dei Sacerdoti, per la conversione dei peccatori, per i moribondi e per le anime del Purgatorio.
Alla fine della coroncina si recitano 10 Gloria al Padre.
giovedì 25 novembre 2010
Novena della Divina Misericordia
Gesù a Suor Faustina: "Desidero che durante questi nove giorni tu conduca le anime alla, fonte della Mia Misericordia, affinché attingano forza, refrigerio e ogni grazia di cui hanno bisogno per le difficoltà della vita e specialmente nell'ora della morte.
"Ogni giorno condurrai al Mio Cuore, un gruppo di anime e le immergerai nel mare della Mia Misericordia. Io tutte queste anime le introdurrò nella casa del Padre Mio. Lo farai in questa vita e nella vita futura. E non rifiuterò nulla a nessun'anima che condurrai alla fonte della Mia Misericordia. Ogni giorno chicederai al Padre Mio le grazie per queste anime per la Mia dolorosa passione" (Diario, p. 404).
GIORNO PRIMO
"Oggi conduciMi tutta l'umanità e specialmente tutti i peccatori e immergili nel mare della mia misericordia. E con questo Mi consolerai dell'amara tristezza, [in] cui mi getta la perdita delle anime".
O Onnipotenza della divina Misericordia,
Rifugio per l'uomo peccatore,
Tu che sei la misericordia e un mare di compassione,
Aiuta chi t'invoca in umiltà.
Eterno Padre, guarda con occhio di misericordia specialmente i poveri peccatori e tutta l'umanità, che é racchiusa nel pietosissimo Cuore di Gesù e per la Sua dolorosa Passione mostraci la Tua misericordia, affinchè per tutti i secoli possiamo esaltare l'Onnipotenza della Tua misericordia. Amen.
GIORNO SECONDO
"Oggi conduciMi le anime dei sacerdoti e dei religiosi e immergile nella Mia insondabile misericordia. Essi Mi hanno dato la forza di superare l'amara Passione. Per mezzo loro, come per mezzo di canali, la Mia misericordia scende sull'umanità".
Misericordiosissimo Gesù da cui proviene ogni bene, aumenta in noi la grazia, affinché compiamo degne opere di misericordia, in modo che quanti ci osservano lodino il Padre della Misericordia che è nei cieli.
La fonte dell'amore di Dio,
Alberga nei cuori limpidi,
Purificati nel mare della misericordia,
Luminosi come le stelle, chiari come l'aurora.
Eterno Padre, guarda con gli occhi della Tua misericordia la schiera eletta per la Tua vigna, le anime dei sacerdoti e dei religiosi, e dona loro la potenza della Tua benedizione e per i sentimenti del Cuore del Figlio Tuo, il Cuore in cui essi sono racchiusi, concedi loro la potenza della Tua luce, affinchè possano guidare gli altri sulla via della salvezza, in modo da poter cantare assieme per tutta l'eternità le lodi della Tua misericordia infinita. Amen.
GIORNO TERZO
"Oggi conduciMi tutte le anime devote e fedeli ed immergile nel mare della mia misericordia; Queste mi hanno confortato lungo la strada del Calvario, sono state una goccia di conforto in un mare di amarezza".
O Gesù Misericordiosissimo, che elargisci a tutti in grande abbondanza le Tue grazie dal tesoro della Tua misericordia, accoglici nella dimora del Tuo pietosissimo Cuore e non farci uscire da esso per tutta l'eternità.
Te ne supplichiamo per l'ineffabile amore di cui il Tuo Cuore arde per il Padre Celeste.
Sono imperscrutabili le meraviglie della misericordia.
Non riesce a scandagliarle né il peccatore, né il giusto.
A tutti rivolgi sguardi di compassione.
E attiri tutti al Tuo amore.
Eterno Padre, guarda con occhi di misericordia alle anime fedeli, come l'eredità. del Figlio Tuo e per la Sua passione dolorosa, concedi loro la Tua benedizione e accompagnale con la Tua protezione incessante, affinché non perdano l'amore e il tesoro della Santa fede, ma con tutta la schiera degli angeli e dei santi glorifichino la Tua illimitata misericordia nei secoli dei secoli. Amen.
GIORNO QUARTO
"Oggi conduciMi i pagani e coloro che non Mi conoscono ancora. Anche a loro ho pensato nella Mia amara Passione e il loro futuro zelo ha consolato il Mio Cuore. Immergili nel mare della Mia misericordia".
O misericordiosissimo Gesù, che sei la luce del mondo intero, accogli nella dimora del tuo pietosissimo Cuore le anime dei pagani che non ti conoscono ancora. I raggi della Tua grazia li illuminino, affinché anche loro assieme a noi glorifichino i prodigi della Tua misericordia e non lasciarli uscire dalla dimora del Tuo pietosissimo Cuore.
La luce del Tuo amore,
Illumini le tenebre delle anime;
Fà che queste anime Ti conoscano
E glorifichino con noi la Tua misericordia.
Eterno Padre, guarda con gli occhi di misericordia alle anime dei pagani e di coloro che non Ti conoscono ancora e che sono racchiuse nel pietosissimo Cuore di Gesù. Attirale alla luce del Vangelo. Queste anime non sanno quale grande felicità e quella di amarTi. Fà che anche loro glorifichino la generosità della Tua misericordia per i secoli dei secoli. Amen.
GIORNO QUINTO
"Oggi conduciMi le anime degli eretici e degli scismatici ed immergile nel mare della mia misericordia. Nella [Mia] amara Passione, Mi hanno lacerato le carni e il cuore, cioè la Mia Chiesa. Quando ritorneranno all'unità della Chiesa, si rimargineranno le Mie ferite ed in questo modo allevieranno la Mia passione".
Misericordiosissimo Gesù, che sei la bontà stessa, e tu non rifiuti la luce a coloro che Te la chiedono; accogli nella dimora del Tuo pietosissimo Cuore le anime degli eretici e le anime degli scismatici; attirali con la Tua luce all'unità della Chiesa e non lasciarli partire dalla dimora del Tuo pietosissimo Cuore, ma fà che anch'essi glorifichino la generosità della Tua misericordia.
Anche per coloro che stracciano la veste della Tua unità,
Sgorga dal Tuo cuore una fonte di pietà.
L'Onnipotenza della Tua misericordia, o Dio,
Può ritrarre dall'errore anche queste anime.
Eterno Padre, guarda con gli occhi della Tua misericordia alle anime degli eretici e degli scismatici, che hanno dissipato i Tuoi Beni e hanno abusato delle tue grazie, perdurando ostinatamente nei propri errori. Non badare ai loro errori, ma all'amore del Figlio Tuo ed alla Sua amara Passione, che ha preso su di Sé per loro, poiché anche loro sono racchiusi nel pietosissimo Cuore di Gesù. Fà che anch'essi lodino la Tua grande misericordia per i secoli dei secoli. Amen.
GIORNO SESTO
"Oggi conduciMi le anime miti e umili, e le anime dei bambini e immergile nella mia misericordia. Queste anime sono le più simili al Mio cuore. Esse Mi hanno sostenuto nell'amaro tormento dell'agonia. Li ho visti come gli angeli della terra che avrebbero vigilato presso i Miei altarL Su di loro riverso le Mie grazie a pieni torrenti. Solo un'anima umile e capace di accogliere la Mia grazia; alle anime umili concedo la Mia plena fiducia".
Misericordiosissimo Gesù, che hai detto “Imparate da Me perche sono mite ed umile di cuore", accogli nella dimora del Tuo pietosissimo Cuore le anime miti e umili e le anime dei bambini. Queste anime attirano l'ammirazione di tutto il paradiso e formano lo speciale compiacimento del Padre Celeste; sono un mazzo di fiori davanti al trono di Dio, del cui profumo si delizia Dio stesso. Queste anime hanno stabile dimora nel pietosissimo Cuore di Gesù e cantano incessantemente l'inno dell'amore e della misericordia per l'eternità.
In verita l'anima umile e mite
Gia qui sulla terra respira il paradiso,
E del profumo del suo umile cuore Si delizia il Creatore stesso.
Eterno Padre, guarda con occhi di misericordia alle anime miti e umili, ed alle anime dei bambini, che sono racchiuse nella dimora del pietosissimo Cuore di Gesù. Queste anime sono le più simili al Figlio Tuo; il loro profumo s'innalza dalla terra e raggiunge il Tuo trono. Padre di misericordia e di ogni bontà, Ti supplico per I'amore ed il compiacimento che hai per queste anime, benedici ii mondo intero, in modo che tutte le anime cantino assieme le lodi della Tua misericordia per tutta l'eternità. Amen.
GIORNO SETTIMO
"Oggi conducimi le anime che venerano in modo particolare ed esaltano la Mia misericordia ed immergile nella Mia misericordia. Queste anime hanno sofferto maggiormente per la Mia Passione e sono penetrate più profondamente nel Mio spirito. Esse sono un riflesso vivente del Mio Cuore pietoso. Queste anime risplenderanno con una particolare luminosità nella vita futura. Nessuna finirà nel fuoco dell'inferno, difenderò in modo particolare ciascuna di loro nell'ora della morte".
Misericordiosissimo Gesù, il cui Cuore e l'amore stesso, accogli nella dimora del Tuo pietosissimo Cuore le anime che in modo particolare venerano ed esaltano la grandezza della Tua misericordia. Queste anime sono forti della potenza del Dio stesso, in mezzo ad ogni genere di tribolazioni e contrarietà, avanzano fiduciose nella Tua misericordia. Queste anime sono unite a Gesù e reggono sulle loro spalle l'umanità intera. Esse non saranno giudicate severamente, ma la Tua misericordia le avvolgerà nell'ora della morte.
L'anima che esalta la bontà del Suo Signore,
Viene da Lui particolarmente amata,
E sempre accanto alla sorgente viva,
Ed attinge la grazia dalla divina misericordia.
Eterno Padre, guarda con occhi di misericordia alle anime che esaltano e venerano il Tuo più grande attributo, cioè la Tua insondahile misericordia e che sono racchiuse nel misericordiosissimo Cuore di Gesù. Queste anime sono un Vangelo vivente, le loro mani sono colme di opere di misericordia e la loro anima e piena di gioia [e] canta all'Altissimo l'inno della misericordia. Ti supplico, o Dio, mostra loro la Tua misericordia secondo la speranza e la fiducia che hanno posto in Te; si adempia in essi la promessa di Gesù che ha detto loro: Le anime che onoreranno la Mia insondahile misericordia, io stesso le difencierò come Mia gloria durante la vita, ma specialmente nell'ora della morte". Amen.
GIORNO OTTAVO
"Oggi conduciMi le anime che sono nel carcere del purgatorio ed immergile nell'abisso della Mia misericordia. I torrenti del Mio Sangue attenuino la loro arsura. Tutte queste anime sono molto amate da Me; [oral stanno dando soddisfazione alla Mia giustizia; e in tuo potere recar loro sollievo. Prendi dal tesoro della Mia Chiesa tutte le indulgenze ed offrile per loro... Oh, se conoscessi i loro tormenti, offriresti continuamente per loro l'elemosina dello spirito e pagheresti i debiti che essi hanno nei confronti della mia giustizia!"
Misericordiosissimo Gesù, che hai detto che vuoi misericordia, ecco io conduco alla dimora del Tuo pietosissimo Cuore le anime del purgatorio, anime che a Te sono molto care e le quali tuttavia debbono soddisfare la Tua giustizia. I torrenti del Sangue e dell'Acqua che sono scaturiti dal Tuo Cuore spengano it fuoco del purgatorio, in modo che anche la venga glorificata la potenza della Tua misericordia.
Dall'arsura tremenda del fuoco del purgatorio,
S'innalza un lamento alla Tua misericordia,
E ricevono conforto, sollievo e refrigerio
Nel torrente formato) dal Sangue e dall'Acqua.
Eterno Padre, guarda con occhi di misericordia alle anime che soffrono nel purgatorio e che sono racchiuse nel pietosissimo Cuore di Gesù. Ti supplico per la dolorosa Passione del Figlio Tuo Gesù e per tutta l'amarezza da cui fu inondata la Sua Santissima anima, mostra la Tua misericordia alle anime che sono sotto lo sguardo della Tua giustizia, non guardare a loro se non attraverso le Piaghe del Tuo amatissimo Figlio Gesù, poichè noi crediamo che la Tua bontà e la Tua misericordia sono senza limiti. Amen.
GIORNO NONO
"Oggi conduciMi le anime tiepide ed immergile nell'abisso della Mia misericordia. Queste anime feriscono it Mio Cuore nel modo pia doloroso. La Mia anima nell'Orto degli Ulivi ha provato la più grande ripugnanza per un'anima tiepida. Sono state loro la causa per cui ho detto: Padre, allontana da Me questo calice, se questa e la Tua volontà. Per loro, ricorrere alla Mia misericordia costituisce l'ultima tavola di salvezza".
Misericordiosissimo Gesu, che Sei la pietà stessa, introduco nella dimora del Tuo Cuore pietosissimo le anime tiepide. Possano riscaldarsi nel Tuo puro amore queste anime di ghiaccio, che assomigliano a cadaveri e suscitano in te tanta ripugnanza. 0 Gesù pietosissimo, usa l'onnipotenza della Tua misericordia ed attirale nell'ardore stesso del Tuo amore e concedi loro l'amore santo, dato che puoi tutto.
Il fuoco e il ghiaccio non possono stare uniti,
Poichè, o si spegne il fuoco o si scioglie il ghiaccio,
Ma la Tua misericordia, o Dio,
Può soccorrere miserie anche maggiori.
Eterno Padre, guarda con occhi di misericordia alle anime tiepide, che sono racchiuse nel pietosissimo Cuore di Gesn. Padre della misericordia, Ti supplico per l'amarezza della Passione del Tuo Figlio e per la Sua agonia di tre ore sulla croce, permetti che anche loro lodino l'abisso della Tua misericordia. Amen.
venerdì 19 novembre 2010
SUPPLICA ALLA MADONNA DELLA MEDAGLIA MIRACOLOSA
Da recitarsi alle 17.30 del 27 Novembre, festa della Medaglia Miracolosa, in ogni 27 del mese ed in ogni urgente necessità.
O Vergine Immacolata, noi sappiamo che sempre ed ovunque Sei disposta ad esaudire le preghiere dei Tuoi figli esuli in questa valle di pianto, ma sappiamo pure che vi sono giorni ed ore in cui Ti compiaci di spargere più abbondantemente i tesori delle Tue Grazie. Ebbene, o Maria, eccoci qui prostrati davanti a Te, proprio in quello stesso giorno ed ora benedetta, da Te prescelta per la manifestazione della Tua Medaglia. Noi veniamo a Te, ripieni di immensa gratitudine ed illimitata fiducia, in quest’ora a Te sì cara, per ringraziarti del gran dono che ci hai fatto dandoci la Tua immagine, affinché fosse per noi attestato d’affetto e pegno di protezione. Noi dunque Ti promettiamo che, secondo il Tuo desiderio, la Santa Medaglia sarà il segno della Tua presenza presso di noi, sarà il nostro libro su cui impareremo a conoscere, seguendo il Tuo consiglio, quanto ci hai amato e ciò che noi dobbiamo fare, perché non siano inutili tanti sacrifici Tuoi e del Tuo Divin Figlio. Sì, il Tuo Cuore trafitto, rappresentato sulla Medaglia, poggerà sempre sul nostro e lo farà palpitare all’unisono col Tuo. Lo accenderà d’amore per Gesù e lo fortificherà per portar ogni giorno la propria croce dietro a Lui. Questa è l’ora Tua, o Maria, l’ora della Tua bontà inesauribile, della Tua misericordia trionfante, l’ora in cui facesti sgorgare per mezzo della Tua Medaglia, quel torrente di grazie e di prodigi che inondò la terra. Fai, o Madre, che quest’ora, che Ti ricorda la dolce commozione del Tuo Cuore, la quale Ti spinse a venirci a visitare e a portarci il rimedio di tanti mali, fai che quest’ora sia anche l’ora nostra: l’ora della nostra sincera conversione, e l’ora del pieno esaudimento dei nostri voti. Tu che hai promesso, proprio in quest’ora fortunata, che grandi sarebbero state le grazie per chi le avesse domandate con fiducia: volgi benigna i Tuoi sguardi alle nostre suppliche. Noi confessiamo di non meritare le Tue grazie, ma a chi ricorreremo, o Maria, se non a Te, che Sei la Madre nostra, nelle cui mani Dio ha posto tutte le Sue grazie? Abbi dunque pietà di noi. Te lo domandiamo per la Tua Immacolata Concezione e per l’Amore che Ti spinse a darci la Tua preziosa Medaglia. O Consolatrice degli afflitti, che già Ti inteneristi sulle nostre miserie, guarda ai mali da cui siamo oppressi. Fai che la Tua Medaglia sparga su di noi e su tutti i nostri cari i Tuoi raggi benefici: guarisca i nostri ammalati, dia la pace alle nostre famiglie, ci scampi da ogni pericolo. Porti la Tua Medaglia conforto a chi soffre, consolazione a chi piange, luce e forza a tutti. Ma specialmente permetti, o Maria, che in quest’ora solenne Ti domandiamo la conversione dei peccatori, particolarmente di quelli, che sono a noi più cari. Ricordati che anch’essi sono Tuoi figli, che per essi hai sofferto, pregato e pianto. Salvali, o Rifugio dei peccatori, affinché dopo di averTi tutti amata, invocata e servita sulla terra, possiamo venirTi a ringraziare e lodare eternamente in Cielo. Cosi sia.Salve Regina e tre volte: O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a Te.
NOVENA ALLA MADONNA DELLA MEDAGLIA MIRACOLOSA

O Vergine Immacolata della Medaglia Miracolosa, che, mossa a pietà dalle nostre miserie, scendesti dal Cielo per mostrarci quanta cura prendi alle nostre pene e quanto Ti adoperi per allontanare da noi i castighi di Dio e ottenerci le Sue Grazie, soccorrici in questa presente nostra necessità e concedici le Grazie che Ti domandiamo. Salve Regina. O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a Te. O Vergine Immacolata, che ci hai fatto dono della Tua Medaglia, quale rimedio a tanti mali spirituali e corporali che ci affliggono, come difesa delle anime, medicina dei corpi e conforto di tutti i miseri, ecco che noi la stringiamo riconoscenti sul nostro cuore e Ti domandiamo per essa di esaudire la nostra preghiera. Salve Regina.O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a Te. O Vergine Immacolata, che hai promesso grandi Grazie ai devoti della Tua Medaglia, se Ti avessero invocato con la giaculatoria da Te insegnata, noi, pieni di fiducia nella Tua parola, ricorriamo a Te e Ti domandiamo, per la Tua Immacolata Concezione, la Grazia di cui abbiamo bisogno.Salve Regina. O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a Te.
martedì 17 agosto 2010
NOVENA A SAN CHARBEL
PADRE NOSTRO
Padre nostro, che sei nei cieli santificato è il tuo nome. Venga il tuo regno. Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano. Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostro debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Perché tuo è il regno, tua è la salvezza e gloria nei secoli. Amen.
AVE MARIA
Ave María, piena di grazie; il Signore è con te, Tu sei benedetta fra le donne, e benedetto è il frutto del tuo ventre Gesù.
Santa María, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell'ora di nostra morte. Amen.Padre, Ave e gloria (3 volte)
ATTO DI DOLORE.
Signore mio Gesù Cristo, Dio ed uomo vero, mi pento di tutto cuore di avere peccato, perché ho meritato l'inferno e perduto il cielo, e soprattutto, perché ho offeso Te,infinitamente buono, e degno di essere amato sopra ogni cosa. Propongo con la tua grazia di fuggire le occasioni di peccato, confessarmi e fare penitenza. Confido che mi perdonerai per la tua infinita misericordia. Amen.
Gloria
Gloria al padre, al Figlio, ed allo Spirito Santo, come era in un principio, è ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amen
Preghiera del perdono Introito
Adorazione, gloria e ringraziamenti al nostro amato Salvatore Gesù Cristo, che concesse al suo eletto San Charbel, di celebrare l'eucaristia durante i trentanove anni di vita sacerdotale, facendo di questa il centro il suo vita, consacrandosi a Te al suo Paese, al suo Ordine, alla Chiesa universale, ed a tutta l'umanità.
Al buon Dio a cui si deve tutta la gloria ed onore in questo giorno ed in tutti i giorni di nostra vita, per i secoli dei secoli. Amen
Sedro: (Corpo della preghiera)
Oh! Cristo, Dio nostro, che chiamasti San Charbel a vivere il mistero della tua Passione e Morte sulla croce, e lo hai elevato a te nella notte del ricordo della tua nascita sulla terra e con la sua nascita con te nel Cielo, volendo con questo, Signore, concedergli un'immensa somiglianza tra la tua vita e la sua, in modo che:
Come Te, Signore, San Charbel nacque umile e povero in Beqaa-Kafra, borgo libanese simile a Betlemme;
Come Te, visse del lavoro delle sue mani nella sua casa ed nei conventi dell'Ordine Libanese Maronita;
Come Te, si ritirò nella solitudine dell'eremo,come Tu ti ritirasti al deserto per pregare, digiunare, soffrire le tentazioni e trionfare;
Come Te, caricò la croce della vita ascetica di penitenza, di mortificazione, e del dolore del cilicio, offrendo la sua vita nell'eucaristia, olocausto gradito al Padre celestiale;
Come Te, discese dal calvario della vita eremitica e sepolto avvolto nel suo abito religioso, nel cimitero del convento di Annaya;
Come Te, che dal tuo costato trapassato dalla lancia, uscí sangue ed acqua, così egli, trasudò dal suo corpo sangue ed acqua, per 65 anni.
Come risplende il Tuo sepolcro con la luce della tua gloriosa risurrezione, così nella sua tomba risplende una luce miracolosa.
Per la Tua intercessione, cura molti malati che accorrono alla sua tomba, venuti da tutte le parti del mondo.
E come San Pietro proclamò la Tua resurrezione, così il tuo vicario il Papa Paolo VI lo dichiarò Santo della Chiesa universale, alla presenza di una grande folla di fedeli venuti da tutto il mondo.
Per questo, con la fragranza di questo incenso che ti presentiamo, concedici, Signore, di pregare con la stessa preghiera che San Charbel ripeteva tutti i giorni celebrando l'eucaristia, come testimonianza della sua profonda unione con te: "Signore, hai unito la tua divinità con la nostra umanità, e la nostra umanità con la tua divinità, la tua vita con la nostra vita mortale, e la nostra vita mortale con la tua vita divina. Prendesti il nostro corpo e ci hai dato il tuo, per la vita e la salvezza di tutti ". Gloria a te nei secoli dei secoli. Amen.
Prima forma:Preghiera giornaliera in onore di San Charbel.
Oh! Dio di bontà, di misericordia e di tenerezza, mi mi prostro davanti a Te e Ti mando dal fondo del mio cuore una preghiera di ringraziamento per tutto quello che mi concedesti per intercessione del benamato San Charbel.
Ti sono molto grato, Oh miracoloso San Charbel. Non posso trovare le parole adeguate per esprimere la mia gratitudine per tutti i Tuoi benefici. Aiutami sempre ad essere degno delle grazie di Dio, e meritare così la tua protezione. Amen
Seconda forma:Preghiera giornaliera in onore di San Charbel
Oh! Dio infinitamente Santo e Glorificato dai tuoi Santi, Tu che ispirasti il Santo monaco eremita Charbel, a vivere ed a morire in perfetta somiglianza con Gesù, concedendogli la forza di separarsi del mondo al fine di far trionfare, nel suo eremo l'eroismo delle virtù monastiche: la povertà, l'obbedienza e la castità, ti imploriamo di concederci la grazia di amarti e di servirti seguendo il suo esempio.
Oh! Signore Onnipotente, che manifesti il potere dell'intercessione di San Charbel con numerosi miracoli e favori, concedici la grazia........ che noi ti imploriamo per la sua intercessione. Amen.Queste orazioni si ripetono durante la novena.
PRIMO GIORNO
Oh! Miracoloso San Charbel, il cui corpo puro emana il profumo del cielo, vieni in mio aiuto e chiedi a Dio, il favore e la grazia di cui ho bisogno....... Così sia per gloria di Dio e la salute della mia anima. Amen.Oh! San Charbel, prega per me.
Oh! Signore, Tu che hai dato a San Charbel la grazia della fede, Ti prego concedimi per sua intercessione, questa grazia divina, per vivere secondo i tuoi comandamenti e il Tuo Vangelo. Gloria a te per sempre. AmenPadre, Ave e GloriaMeditazione: La vita di San Charbel era tanto virtuosa ed il fervore del suo spirito tanto grande, che tutti vedevano in lui uno strumento della grazia di Dio.
SECONDO GIORNO
Oh! San Charbel, Oh! Martire della vita religiosa. Tu che hai sperimentato la sofferenza, il Signore ha fatto di te un faro luminoso. Ricorro a te, e chiedo a Dio per la Tua intercessione la grazia (chiedere). Confido in te........ AmenOh! San Charbel, Oh! Vaso profumato, intercedi per me.
Oh! Dio di grande bontà, che hai onorato San Charbel concedendogli il dono..... di fare miracoli, abbi pietà di me e concedimi quello che chiedo per la sua intercessione.Gloria a te per sempre.Padre, Ave e GloriaMeditazione: Tutta santità di san Charbel consiste nell'amore per Gesù Cristo, il nostro redentore.
TERZO GIORNO
Oh ! Amatissimo Padre Charbel, tu che brilli come un astro risplendente nel cielo della Chiesa, illumina il mio cammino, e fortifica la mia speranza. Ti chiedo la grazia di....... Intercedi per me davanti al Signore crocifisso, che tu hai sempre adorato. Amen. Oh! San Charbel, esempio di pazienza e di silenzio, intercedi per me.
Oh! Signore Dio, Tu che hai santificato San Charbel e lo hai aiutato a portare la sua croce, concedimi il coraggio di sopportare le difficoltà della vita, con pazienza ed abbandono alla Tua santa volontà, per intercessione di San Charbel, a Te sia grazie per sempre. Amen.Padre, Ave e GloriaMeditazione: San Charbel, il cui spirito fu ammirevolmente illuminato dallo splendore dell'eucaristia, illuminò a sua volta, con la sua fede, tutta la Chiesa.
QUARTO GIORNO
Oh! Affettuoso Padre San Charbel, ricorro a te, con tutta la fiducia del mio cuore. Affinché con la tua potente intercessione davanti a Dio, mi conceda la grazia che ti chiedo....... mostrami il tuo affetto una volta più.Oh! San Charbel, giardino di virtù, intercedi per me.
Oh! Dio, tu che hai concesso a San Charbel la grazia di assomigliare a Te, concedimi con il suo aiuto, di crescere nelle virtù cristiane. Abbi pietà di me, affinché possa lodarti per sempre. Amen.Padre, Ave e GloriaMeditazione: Dio chiamò San Charbel ad appartarsi dal mondo per Suo amore ed a consacrarsi solo a Lui, nell'austerità e nella penitenza, ed a godere delle delizie divine.
QUINTO GIORNO
Oh! San Charbel, benamato da Dio, illuminami, aiutami, insegnami cosa fare per piacere a Dio, affrettati a venire in mio aiuto, oh! Padre affettuoso; ti prego, chiedi a Dio la grazia.......Oh! San Charbel, amico del Crocifisso, intercedi per me.
Oh! Dio, ascolta la mia petizione per intercessione di San Charbel. Salva il mio povero cuore, e dammi la pace. Allevia le tribolazioni della mia anima: a Te, la lode per sempre. AmenPadre, Ave e GloriaMeditazione: San Charbel, povero ed umile nella terra, entra colmo di ricchezze nel cielo, e nel suo onore si elevino preghiere ed inni celestiali.
SESTO GIORNO
Oh! San Charbel, potente intercessore, ti chiedo concedimi la grazia, della quale ho bisogno....... una tua sola parola a Gesù, è sufficiente affinché Lui mi perdoni, abbi pietà di me, e rispondi alla mia preghiera. AmenOh! San Charbel, gloria del cielo e della terra, intercedi per me.
Oh! Dio che scegliesti a San Charbel per implorare nostra causa davanti al tuo divino potere, concedimi per la sua intercessione, questa grazia (chiedere), per glorificartene con lui, per sempre. AmenPadre, Ave e GloriaMeditazione: San Charbel cercò la perfezione dell'amore nel voto di povertà che era la ricchezza della sua vita.
SETTIMO GIORNO
Oh! San Charbel, benamato da tutti, ed aiuto dei bisognosi, ho la sicura speranza che per tua intercessione davanti a Dio, mi concedi la grazia della quale ho tanto bisogno....... AmenOh! San Charbel, astro che guidi gli smarriti, intercedi per me.
Oh! Dio, i miei molteplici peccati, impediscono che la tua grazia giunga a me. Concedimi la grazia della penitenza. Rispondimi per l'intercessione di San Charbel. Porta la gioia al mio triste cuore, prestando attenzione alla mia richiesta. Tu oceano di tutte le grazie. A te la gloria e lode per sempre. AmenPadre, Ave e GloriaMeditazione: Dio chiamò san Charbel a vivere con Lui nella solitudine, nella preghiera, nella contemplazione e nel silenzio.
OTTAVO GIORNO
Oh! San Charbel, quando ti vedo in ginocchio su un letto di canne, o digiunando, o mortificandoti, o in estasi davanti al Signore, aumenta la mia speranza e la mia fede. Ti prego aiutami, affinché il Signore mi conceda la grazia che gli sollecito.......Oh! San Charbel, colmo di Dio, intercedi per me.
Oh! Dolce Gesù, che hai elevato il tuo diletto Charbel alla perfezione evangelica, ti supplico concedimi la grazia di terminare la mia vita secondo la tua volontà. Ti amo, Oh! Dio, mio salvatore. AmenPadre, Ave e GloriaMeditazione: San Charbel brillò per il suo esempio: una vita lodevole e retta. Come luce del mondo illuminò tutti con lo splendore della sua condotta e con il fulgore della sua santità.
NONO GIORNO
Oh! Padre San Charbel, sono alla fine di questa novena. Il mio cuore si rallegra mentre ti parlo. Ho piena fiducia che otterrò da Gesù....... ciò che ho chiesto per la tua intercessione. Mi pento dei miei peccati e prometto di non cadere più. Ti chiedo di ottenere la realizzazione di quello che ho chiesto con la mia orazione.Oh! San Charbel, corona di gloria, intercedi per me.
Signore, tu che ascolti l'orazione di San Charbel, e che gli hai concesso la grazia di unirsi a Te, abbi pietà del mio abbandono, salvami da tutte le disgrazie che non si possono sopportare. A te, la gloria, la lode, e l'azione di grazia per sempre. AmenPadre, Ave e GloriaMeditazione: Per tutta la vita San Charbel riflesse sulle eccelse virtù della Santa Vergine María. Abbiate devozione alla Vergine, perché lei garantisce la nostra salvezza.
Litania per invocare San Charbel
Signore, pietà
Cristo, pietà
Signore, pietà
Cristo, ascoltaci
Cristo, esaudiscici
Dio Padre Celeste, abbi pietà di noi
Figlio di Dio, Redentore del mondo abbi pietà di noi
Dio, Spirito Santo abbi pietà di noi
Santa Trinità, un solo Dio, abbi pietà di noi
San Charbel. Prega per noi
Fedele amico di Dio. Prega per noi
Meraviglia viva della grazia trinitaria, Prega per noi
Eroe di pietà, lavoro ed amore. Prega per noi
Fontana pura che mitighi tutta la sete. Prega per noi
Medicina del corpo e dell' anima. Prega per noi
Fonte abbondante della misericordia divina. Prega per noi
Eremita, famoso per i tuoi miracoli. Prega per noi
Tu, che hai saputo rinunciare a tutte le ricchezze di questo mondo. Prega per noi
Docile, agnello con il cuore pieno d'amore. Prega per noi
Profumo prezioso che aromatizza il mondo. Prega per noi
Servo del Santissimo Sacramento e della benedetta Madre di Dio. Prega per noi
Donatore generoso, che riempi la creazione con benedizioni. Prega per noi
Fragrante incenso dei cedri del Libano. Prega per noi
Faro che illumina la Chiesa di Dio. Prega per noi
Luce gloriosa, risplendente dal tuo sepolcro. Prega per noi
Tu che intercedi per tutti, fedeli ed infedeli. Prega per noi
Castità ed Obbedienza degna di ogni lode. Prega per noi
Amico dei bambini, anziani, poveri e ricchi, giusti e peccatori, sani e malati. Prega per noi
Esempio di povertà, accettando ed amando tutte le privazioni. Prega per noi
Voce che grida per svegliare le coscienze Prega per noi
Corona preziosa degli Istituti religiosi. Prega per noi
San Charbel, nostro modello e tesoro per sempre. Prega per noi
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, perdonaci Signore.
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, ascoltaci Signore.
Agnello di Dio, che togli li peccati del mondo, abbi pietà di noi.
Meditazione: Nel bosco dell'eremo di Annaya, dopo 23 anni di vita eremitica, San Charbel ottenne, nella purificazione ed nella spiritualizzazione, l'armonia interiore del suo essere.
INTENZIONI A SAN CHARBEL
Per tutti quelli che lo Spirito Santo ha illuminato, affinché siano fonte di grazia tra Dio e gli uomini. Per intercessione di San Charbel. Ti preghiamo Signore.
Per i poveri, affinché Dio gli conceda benessere spirituale e materiale. Per intercessione di San Charbel. Ti preghiamo Signore.
Per i malati, affinché vedano nel dolore una partecipazione alla passione di nostro Signore e presto acquisiscano la salute del corpo ed dell'anima. Per intercessione di San Charbel. Ti preghiamo Signore.
Per gli agonizzanti Signore, affinché possano vedere la Tua salvezza e li sollevi da tutte le angosce. Per intercessione di San Charbel. Ti preghiamo Signore.
Per le vittime della guerra, affinché in Gesù trovino la speranza e la pace tanto anelata per la loro patria. Per intercessione di San Charbel. Ti preghiamo Signore.
Per tutti i Sacerdoti e Religiosi, affinché Dio gli conceda una fede intensa, una speranza incrollabile ed una intensa carità. Per intercessione di San Charbel. Ti preghiamo Signore
Per tutti i membri (uomini e donne) della Chiesa, affinché siano secondo la volontà di Padre, pietre vive del suo Santo Tempio. Per intercessione di San Charbel. Ti preghiamo Signore
Affinché a tutti noi Dio conceda la grazia del pentimento, della penitenza e della conversione. Per intercessione di San Charbel. Ti preghiamo Signore.
Per tutti i governanti, affinché Dio gli conceda il dono del suo Santo Spirito e così agiscano sempre cercando la pace, l'armonia ed il bene dei suoi governati e la pace nei loro paesi. Per intercessione di San Charbel. Ti preghiamo Signore.
Per tutti i professionisti, uomini di affari, artigiani ed operai, affinché i talenti che Dio ha messo nelle loro mani serva al bene di tutti. Per intercessione di San Charbel. Ti preghiamo Signore.
Per i genitori e madri di famiglia, affinché lo Spirito Santo li illumini e possano educare i suoi figli nel Santo Timore di Dio e al servizio al prossimo. Per intercessione di San Charbel. Ti preghiamo signore.
Per i bambini affinché Dio conservi la loro innocenza e purezza e possano crescere in sapienza e grazia davanti a Lui. Per intercessione di San Charbel. Ti preghiamo Signore.
Per tutti gli uomini del mondo, affinché lo Spirito Santo illumini le loro menti e i cuori e possano vivere come fratelli, figli di uno stesso padre. Per intercessione di San Charbel. Ti preghiamo Signore.
AFFINCHÉ DIO SIA GLORIFICATO, ADORATO, LODATO E BENEDETTO DA TUTTI, NEL MISTERO DELLA SUA SANTA TRINITÀ: PADRE, FIGLIO E SPIRITO SANTO. AMENSIGNORE, ASCOLTACI E CONCEDICI LA LUCE NECESSARIA PER SEGUIRE I TUOI COMANDAMENTI. PER IL NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO. AMEN.
Preghiere in onore di San Charbel per ottenere grazie.
Orazione 1
Oh! Dio infinitamente glorificato nei tuoi Santi, tu che ispirasti San Charbel a seguire la vita eremitica della perfezione, ti supplichiamo la grazia di amarti e servirti seguendo il suo esempio; e Tu, che hai manifestato il potere della sua intercessione con numerosi miracoli e grazie, concedici quello che ti chiediamo con la sua mediazione e secondo la Tua volontà. Amen.
Orazione 2
Oh! Santo venerato, tu che passasti la tua vita nella solitudine, in un eremo umile e nascosto.Che non pensasti al mondo né al suo piacere. Che adesso stai seduto alla destra di Dio Padre, ti chiediamo di intercedere per noi affinché Egli ci porga la sua benedetta mano e ci soccorra, illumina la nostra mente, aumenta la nostra fede, e fortifica la nostra volontà per continuare le nostre preghiere e suppliche davanti a te e a tutti i Santi.
Oh! San Charbel che fai miracoli e realizzi prodigi soprannaturali, che guarisci i malati e restituisci la ragione agli alienati, che restituisci la vista ai ciechi ed il moto ai paralitici, guardaci con pietà, e concedici la grazia............ che ti imploriamo. Aiutaci per fare il bene ad evitare il male. Chiediamo la tua intercessione in tutti i momenti e soprattutto nell'ora della nostra morte. Amen
Orazione 3
Oh! Signore e Dio nostro, fa che siamo degni di celebrare in questo giorno il ricordo del tuo eletto San Charbel, di meditare sulla sua vita di amore a Te, di imitare le sue virtù divine, e come lui, uniscici profondamente a te per raggiungere il destino dei tuoi Santi che parteciparono nella terra, alla Passione e Morte del tuo Figlio, e, nel cielo, alla sua gloria, nei secoli dei secoli. Amen
Orazione 4
Oh! San Charbel, dalla cima della montagna, dove solo ti ritirasti dal mondo per colmarci di benedizioni celesti, molto ti hanno addolorato nell'anima e nel cuore le sofferenze del tuo popolo e della tua patria, con grande perseveranza, seguisti, pregando, mortificandoti, ed offrendoti a Dio per i vivi e i morti del tuo popolo, approfondendo, così, la tua unione con Dio, sopportando le iniquità umane e proteggendoci da tutto il male dall' alto della montagna di Annaya, per tutti i secoli dei secoli. Amen
venerdì 13 agosto 2010
Pregate così e sarete sempre esauditi.
Usate parole positive nel fare la vostra richiesta.
Non c'è null'altro che la perfetta condizione desiderata.
Poi piantate nella vostra anima l'idea "seme" perfetta e soltanto quella.
Quindi chiedete che si manifesti la salute e non di essere guariti dalla malattia.
Esprimete l'armonia e realizzate l'abbondanza.
Non chiedete di essere liberati dalla disarmonia, dalla miseria e dalle limitazioni, gettatele via, come scartereste una veste logora, non giratevi neanche un attimo.
Esse non sono niente, ricordatevi che la parola di DIO è un seme che deve crescere.
Lasciate il come, il quando e il dove a DIO.
Il vostro compito è dire ciò che volete.
Emanate BENEDIZIONI, sapendo che, nel momento in cui avete chiesto, avete ricevuto.
Tenete il pensiero dell'ABBONDANZA come dono di GRAZIA di DIO sempre in mente.
Se vi viene qualche altro pensiero, sostituitelo con quello dell'abbondanza di DIO e BENEDICETE quell'ABBONDANZA di doni.
RINGRAZIATE costantemente, se è necessario che il lavoro sia compiuto.
Non tornate a chiedere semplicemente BENEDICETE e RINGRAZIATE, perché il lavoro è compiuto, DIO sta lavorando in voi, state ricevendo quello che desiderate, poiché desiderate soltanto il BENE per poterlo dare a tutti.
Pregate vostro Padre in segreto e in silenzio e vostro Padre, che vede il segreto della vostra anima, vi ricompenserà apertamente.
Nel capitolo 6 del Libro del Deuteronomio al versetto 5 vi è scritto il seguente testo: "Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l' anima e con tutte le forze.".
Ora entrate all'interno della vostra anima profondamente, non con proibizioni, paure incredulità, ma con un cuore contento, libero, riconoscente, sapendo che quello di cui avete bisogno è già vostro.
Le parole di richiesta debbono essere cariche del sentimento di amare DIO con tutta l'anima, con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutta la forza, significa che non ci deve essere divisione e conflitto quando si prega, ma bisogna essere immersi completamente nel desiderio da realizzare, per cui si diventa quella cosa, non rimane un minimo spazio di pensiero di distrazione, il mondo si racchiude tutto nell'oggetto del desiderio e l'essere sparisce in esso.
Il desiderio deve realizzare un fine "BUONO".
Molto spesso nella realtà noi facciamo una cosa e pensiamo ad un'altra, o facciamo più cose contemporaneamente o non siamo nemmeno coscienti di manifestare un desiderio a parole, mentre nel nostro profondo ne vive uno diverso.
Anche in questo caso, si insiste nell'espressione positiva del desiderio, sull'abbondanza e non sulla liberazione dalla carenza o mancanza (per es. essere malati, poveri, sentirsi non accettati, rifiutati, inadeguati).
Orazione
Nel cuore del mio essere, o Padre io sono uno con Te e Ti riconosco come Essere il Padre di tutto.
Tu sei Spirito, Onnipresente, Onnipotente, Onnisciente.
Tu sei Saggezza, Amore, Verità, Potere, Sostanza e Intelligenza dalle quali e attraverso le quali ogni cosa viene creata.
Sei la Vita del mio spirito, la sostanza della mia anima, l'intelligenza del mio pensiero.
Sto esprimendo Te nel mio corpo e nelle mie opere.
Tu sei l'inizio e la fine, l'Alfa e l'Omega, l'origine di tutto il bene che posso esprimere.
Il desiderio (detto anche "punto d'Israel") del mio pensiero piantato nella mia anima e nel mio cuore è affrettato dalla Tua vita nel mio spirito.
Nella pienezza del tempo, attraverso la legge della fede, viene reso visibile nella mia esperienza il desiderio e so che il bene che desidero esiste già nello spirito, in forma invisibile e non aspetta altro che il compimento della legge per mostrarsi.
Ed io so che è già con me.
Queste parole che ora pronuncio Ti indicano Padre mio quello che desidero, (esprimete qui..... un desiderio di richiesta........ può essere spirituale, sentimentale o materiale, non abbiate timore di chiedere tutto quello di cui avete bisogno. Nostro Padre non aspetta altro di esaudirci) pianto queste parole come un seme nel terreno della mia anima che deve germogliare e permetto soltanto al Tuo Spirito di Sapienza, Amore e Verità di muoversi nella mia anima.
Il mio desiderio corrisponde a quanto è bene per tutti e ora Ti chiedo, Padre di manifestarlo
all'interno di me, Ti chiedo di esprimere l'Amore, la Saggezza, la Forza e l'Eterna Gioventù.
Ti chiedo di realizzare l'Armonia, la Felicità e la Prosperità abbondante, cosicché io possa avere la comprensione direttamente da Te del metodo per attingere dalla Sostanza Universale, quello che soddisferà ogni buon desiderio.
Questo affinché io possa avere la comprensione ed essere al servizio per tutti i Tuoi figli.
Quello che desidero è già in forma invisibile.
Formo nella mente soltanto quello che desidero.
Come un seme inizia la sua crescita sotto terra, nel silenzio e nell'oscurità, così ora il mio desiderio prende forma nel regno silente e invisibile della mia anima.
Entro nel tabernacolo e chiudo la porta quietamente, con fiducia ora tengo il mio desiderio in mente come già realizzato.
O Padre mio Onnipotente, attendo ora il perfetto delinearsi del mio desiderio.
Ti ringrazio dentro di me perché ora, nell'invisibile, la realizzazione del mio desiderio è sempre radicata e so che Tu hai riversato amorevolmente e abbondantemente a tutti il Tuo tesoro.
So che hai già realizzato ogni buon desiderio della mia vita.
Ti chiedo che io possa essere partecipe della Tua opulenza, che io possa realizzare la mia unità con Te, che tutti i tuoi figli possano realizzare la stessa cosa, e che qualunque cosa io abbia, possa concederla per aiutare tutti i tuoi figli.
Tutto ciò che ho lo do a Te, o Padre.
Nessun mio atto o pensiero negherà che ho già ricevuto in spirito la realizzazione del mio desiderio che ora è manifesto e perfettamente visibile nello spirito, nell'anima, nella mente, nel corpo e sono in armonia con il mio desiderio.
Ho percepito il mio bene nello Spirito, l'ho concepito come una perfetta idea nell'anima ed ho dato una vera forma pensiero al mio desiderio.
Ora porto il mio desiderio perfetto ad essere una vera manifestazione.
Ti ringrazio, o Padre, perché ora possiedo Amore, Saggezza, Comprensione, Vita, Salute, Forza, Eterna Gioventù, Armonia, Felicità, Prosperità in abbondanza e il metodo per manifestare dalla Sostanza Universale quello che soddisferà ogni buon desiderio.
sabato 10 ottobre 2009
LA PREGHIERA PER L'AMMALATO
Durante l'apparizione del 23 giugno 1985, la veggente Jelena Vasilj riferisce che la Madonna ha detto a proposito di questa Preghiera per l'ammalato: «Cari figli, la preghiera più bella che potreste recitare per un ammalato è proprio questa!».
O mio Dio, questo ammalato che è qui davanti a te,è venuto a chiederti ciò che desidera e che ritieneessere la cosa più importante per lui.
Tu, o Dio, fà entrare nel suo cuore la consapevolezzache è importante innanzitutto essere sani nell'anima!
O Signore, sia fatta su di lui la tua santa volontà in tutto!Se tu vuoi che guarisca, che gli sia donata la salute.Ma se la tua volontà è diversa,Fà che questo ammalato possa portare la sua croce con serena accettazione.
Ti prego anche per noi che intercediamo per lui:purifica i nostri cuori per renderci degni di donare la tua santa misericordia.
O Dio, proteggi questo ammalato e allevia le sue pene.Aiutalo a portare con coraggio la sua croce così che attraverso di lui venga lodato e santificato il tuo santo nome.
(dopo la preghiera, recitare tre volte il Gloria)
sabato 26 settembre 2009
Dal Vangelo secondo Marco 9,38-43.45.47-48 della domenica 27 settembre 2009
In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi.Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa.Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue».
martedì 11 agosto 2009
Isaia 58, 10-11
lunedì 10 agosto 2009
I Misteri delle Umiliazioni di nostro Signore Gesù Cristo meditati da Don Domenico Scala.
La Divina Provvidenza ha svelato nel cuore di Don Domenico Scala i misteri delle Umiliazione di Gesù Cristo. E con queste splendide meditazioni frutto della contemplazione e di Gesù e Maria, insegneranno ai grandi a imitarli ogni giorno, a ricavare da essi conforto nelle avversità, e, dagli stessi, verranno richiamati a volgersi umilmente verso quei celesti tesori «dove non giunge ladro, né tignola consuma» (Luca 12, 33); porteranno, inoltre, a conoscenza dei piccoli le principali verità della fede, facendo quasi spontaneamente sbocciare nelle loro anime innocenti la carità verso l'amorevolissimo Redentore, mentre essi, dietro il buon esempio dei loro genitori genuflessi davanti alla maestà di Dio, fin dai teneri anni impareranno quanto sia grande il valore della preghiera recitata in comune.
Preghiera introduttiva:
La celeste Patrona del genere umano Maria Vergine Santissima accoglierà benigna le umili e concordi preghiere, e agevolmente otterrà che i buoni si rinvigoriscano nella pratica della virtù; che gli erranti ritornino in sé e si ravvedano; e che Dio, vindice delle colpe, piegato a misericordiosa clemenza, allontani i pericoli e restituisca al popolo cristiano e alla società la tanto desiderata tranquillità.
1° Mistero delle Umiliazioni
Dal Vangelo secondo Luca 4,13 - Tentazione nel deserto.
[1]Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano e fu condotto dallo Spirito nel deserto [2]dove, per quaranta giorni, fu tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni; ma quando furono terminati ebbe fame. [3]Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, dì a questa pietra che diventi pane». [4]Gesù gli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l'uomo». [5]Il diavolo lo condusse in alto e, mostrandogli in un istante tutti i regni della terra, gli disse: [6]«Ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni, perché è stata messa nelle mie mani e io la do a chi voglio. [7]Se ti prostri dinanzi a me tutto sarà tuo». [8]Gesù gli rispose: «Sta scritto: Solo al Signore Dio tuo ti prostrerai, lui solo adorerai». [9]Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul pinnacolo del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, buttati giù; [10]sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordine per te,perché essi ti custodiscano; [11]e anche: essi ti sosterranno con le mani,perché il tuo piede non inciampi in una pietra». [12]Gesù gli rispose: «E' stato detto: Non tenterai il Signore Dio tuo». [13]Dopo aver esaurito ogni specie di tentazione, il diavolo si allontanò da lui per ritornare al tempo fissato.
Meditazione: Si considera Gesù che va nel deserto per incontrarsi con il Padre e viene tentato dal demonio.
Sulla corona del rosario si recitano 1 pater nostro sui grani grossi e 10 Ave Maria sui grani piccoli.
2° Mistero delle Umiliazioni
Dal Vangelo secondo Giovanni 8,57-59.
[57]Gli dissero allora i Giudei: «Non hai ancora cinquant'anni e hai visto Abramo?». [58]Rispose loro Gesù: «In verità, in verità vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono». [59]Allora raccolsero pietre per scagliarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.
Meditazione:Gesù più volte si è dovuto nascondere per non cadere nelle mani dei suoi nemici, che volevano lapidarlo.
Sulla corona del rosario si recitano 1 pater nostro sui grani grossi e 10 Ave Maria sui grani piccoli.
3° Mistero delle Umiliazioni
Dal Vangelo secondo Giovanni 19,26-27.
[26]Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». [27]Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.
Meditazione: Maria Vergine vive la sua vita nel nascondimento e nell’umiltà per tutto il tempo della vita pubblica di Gesù.
Sulla corona del rosario si recitano 1 pater nostro sui grani grossi e 10 Ave Maria sui grani piccoli.
4° Mistero delle Umiliazioni
Dal Vangelo secondo Giovanni 1,10-14.
10]Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe. [11]Venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto. [12]A quanti però l'hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome,[13]i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. [14]E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità.
Meditazione: Gesù nasconde la Sua onnipotenza per poter dare la sua vita per la salvezza di tutti gli uomini.
Sulla corona del rosario si recitano 1 pater nostro sui grani grossi e 10 Ave Maria sui grani piccoli.
5° Mistero delle Umiliazioni
Dal Vangelo secondo Giovanni 6,35.
Gesù rispose: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete.
Meditazione: Si considera Gesù che nasconde la Sua divinità sotto l’apparenza del pane e del vino per poter dare la sua carne e il suo sangue a tutti coloro che hanno fame e sete di Dio.
Sulla corona del rosario si recitano 1 pater nostro sui grani grossi e 10 Ave Maria sui grani piccoli.
Litanie Lauretane
Signore, pietàCristo, pietàSignore, pietà.Cristo, ascoltaci.Cristo, esaudiscici.
Padre del cielo, che sei Dio, Abbi pietà di noi.
Figlio, Redentore del mondo, che sei Dio, Spirito Santo, che sei Dio, Santa Trinità, unico Dio,
Santa Maria, prega per noi.Santa Madre di Dio,Santa Vergine delle vergini, Madre di Cristo, Madre della Chiesa, Madre della divina grazia, Madre purissima, Madre castissima, Madre sempre vergine, Madre immacolata, Madre degna d'amore, Madre ammirabile, Madre del buon consiglio, Madre del Creatore, Madre del Salvatore, Madre di misericordia, Vergine prudentissima, Vergine degna di onore, Vergine degna di lode, Vergine potente, Vergine clemente, Vergine fedele, Specchio della santità divina, Sede della Sapienza, Causa della nostra letizia, Tempio dello Spirito Santo, Tabernacolo dell'eterna gloria, Dimora tutta consacrata a Dio, Rosa mistica, Torre di Davide, Torre d'avorio, Casa d'oro, Arca dell'alleanza, Porta del cielo, Stella del mattino, Salute degli infermi, Rifugio dei peccatori, Consolatrice degli afflitti, Aiuto dei cristiani, Regina degli Angeli, Regina dei Patriarchi, Regina dei Profeti, Regina degli Apostoli, Regina dei Martiri, Regina dei veri cristiani, Regina delle Vergini, Regina di tutti i Santi, Regina concepita senza peccato originale, Regina assunta in cielo, Regina del santo Rosario, Regina della famiglia, Regina della pace.
Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, perdonaci, o Signore.
Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, ascoltaci, o Signore.
Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi.
Prega per noi, Santa Madre di Dio. E saremo degni delle promesse di Cristo.
Preghiamo. Concedi ai tuoi fedeli, Signore Dio nostro, di godere sempre la salute del corpo e dello spirito, per la gloriosa intercessione di Maria santissima, sempre vergine, salvaci dai mali che ora ci rattristano e guidaci alla gioia senza fine. Per Cristo nostro Signore. Amen.