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martedì 21 luglio 2009

Preghiera di guarigione - Spirito del Signore

Spirito del Signore, Spirito di Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, santissima Trinità, Vergine Immacolata, angeli, arcangeli e santi del paradiso, scendete su di me. Fondimi, Signore, plasmami, riempimi di te, usami.Caccia via da me tutte le forze del male, annientale, distruggile, perchè io possa stare bene e operare il bene.Caccia via da me i malefici, le stregonerie, la magia nera, le messe nere, le fatture, le legature, le maledizioni, il malocchio; l'infestazione diabolica, la possessione diabolica, l'ossessione diabolica; tutto ciò che è male, peccato, invidia, gelosia, perfidia; la malattia fisica, psichica, morale, spirituale, diabolica. Brucia tutti questi mali nell'inferno, perché non abbiano mai più a toccare me e nessun'altra creatura al mondo. Ordino e comando con la forza di Dio onnipotente, nel nome di Gesù Cristo salvatore, per intercessione della Vergine immacolata, a tutti gli spiriti immondi, a tutte le presenze che mi molestano, di lasciarmi immediatamente, di lasciarmi definitivamente, e di andare nell'inferno eterno, incatenati da S. Michele arcangelo, da S. Gabriele. da S. Raffaele, dai nostri angeli custodi, schiacciati sotto il calcagno della Vergine santissima immacolata.

domenica 19 luglio 2009

Giovanni - Capitolo 17 La Preghiera di Gesù

[1]Così parlò Gesù. Quindi, alzati gli occhi al cielo, disse: «Padre, è giunta l'ora, glorifica il Figlio tuo, perché il Figlio glorifichi te. [2]Poiché tu gli hai dato potere sopra ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato. [3]Questa è la vita eterna: che conoscano te, l'unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo. [4]Io ti ho glorificato sopra la terra, compiendo l'opera che mi hai dato da fare. [5]E ora, Padre, glorificami davanti a te, con quella gloria che avevo presso di te prima che il mondo fosse.
[6]Ho fatto conoscere il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me ed essi hanno osservato la tua parola. [7]Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, [8]perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro; essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato. [9]Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che mi hai dato, perché sono tuoi. [10]Tutte le cose mie sono tue e tutte le cose tue sono mie, e io sono glorificato in loro. [11]Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi.
[12]Quand'ero con loro, io conservavo nel tuo nome coloro che mi hai dato e li ho custoditi; nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si adempisse la Scrittura. [13]Ma ora io vengo a te e dico queste cose mentre sono ancora nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. [14]Io ho dato a loro la tua parola e il mondo li ha odiati perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.
[15]Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno. [16]Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. [17]Consacrali nella verità. La tua parola è verità. [18]Come tu mi hai mandato nel mondo, anch'io li ho mandati nel mondo; [19]per loro io consacro me stesso, perché siano anch'essi consacrati nella verità.
[20]Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; [21]perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.
[22]E la gloria che tu hai dato a me, io l'ho data a loro, perché siano come noi una cosa sola. [23]Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell'unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me.
[24]Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che mi hai dato; poiché tu mi hai amato prima della creazione del mondo.
[25]Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto; questi sanno che tu mi hai mandato. [26]E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l'amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro».

giovedì 9 luglio 2009

Dal «Commento sul salmo 118» di sant'Ambrogio, vescovo(Nn. 12. 13-14; CSEL 62, 258-259)

Santo è il tempio di Dio, che siete voi«Io e il Padre verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui» (Gv 14, 23).
Sia aperta a colui che viene la tua porta, apri la tua anima, allarga il seno della tua mente perché il tuo spirito goda le ricchezze della semplicità, i tesori della pace, la soavità della grazia. Dilata il tuo cuore, va` incontro al sole dell'eterna luce «che illumina ogni uomo» (Gv 1, 9). Per certo quella luce vera splende a tutti. Ma se uno avrà chiuso le finestre, si priverà da se stesso della luce eterna. Allora, se tu chiudi la porta della tua mente, chiudi fuori anche Cristo. Benché possa entrare, nondimeno non vuole introdursi da importuno, non vuole costringere chi non vuole.Nato dalla Vergine, uscì dal suo grembo irradiando la sua luce sulle cose dell'universo intero, per risplendere a tutti. Quelli che lo desiderano ricevono la chiarezza dell'eterno fulgore che nessuna notte riesce ad alterare. A questo sole che vediamo ogni giorno tiene dietro la notte tenebrosa. Ma il sole di giustizia non tramonta mai perché la sua luce di sapienza non viene mai offuscata da alcuna ombra.Beato colui alla cui porta bussa Cristo. La nostra porta è la fede la quale, se è forte, rafforza tutta la casa. E' questa la porta per la quale entra Cristo. Perciò anche la Chiesa dice nel cantico dei Cantici: «Un rumore! E` il mio diletto che bussa» (Ct 5, 2). Ascolta colui che bussa, ascolta colui che desidera entrare: «Aprimi, sorella mia, mia amica, mia colomba, perfetta mia; perché il mio capo è bagnato di rugiada, i miei riccioli di gocce notturne» (Ct 5, 2).Rifletti sul tempo nel quale il Dio Verbo bussa più che mai alla tua porta: allorché il suo capo è pieno di rugiada notturna. Infatti egli si degna di visitare quelli che si trovano nella tribolazione e nelle tentazioni perché nessuno, vinto per avventura dall'affanno, abbia a soccombere. Il suo capo dunque si riempie di rugiada, ovvero di gocce, quando il suo corpo soffre. E' allora che bisogna vegliare, perché quando lo Sposo verrà non si ritiri, vistosi chiuso fuori. Infatti, se dormi e il tuo cuore non veglia, egli bussa e domanda che gli si apra la porta. Abbiamo dunque la porta della nostra anima, abbiamo anche le porte delle quali è scritto: «Sollevate, porte, i vostri frontali, alzatevi, porte antiche, ed entri il re della gloria» (Sal 23, 7). Se vorrai alzare queste porte della tua fede, entrerà da te il re della gloria, recando il trionfo della sua passione. Anche la giustizia ha le sue porte. Infatti anche di queste leggiamo scritto quanto il Signore Gesù ha detto per mezzo del profeta: «Apritemi le porte della giustizia» (Sal 117, 19).L'anima dunque ha le sue porte, l'anima ha il suo ingresso. Ad esso viene Cristo e bussa, egli bussa alle porte. Aprigli, dunque; egli vuole entrare, vuol trovare la sposa desta.Responsorio Cfr. Ap 3, 20; Mt 24, 46R. Ecco, sto alla porta e busso. se uno ascolta la mia voce e mi apre, * verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me.V. Beato quel servo che il padrone al suo ritorno troverà ad agire in questo modo:R. verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me.

domenica 5 luglio 2009

Geremia 15, 16

Quando le tue parole mi vennero incontro, le divorai con avidità; la tua parola fu la gioia e la letizia del mio cuore, perché io portavo il tuo nome, Signore, Dio degli eserciti.



In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità. Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.

Ezechiele 36, 25-27

Così dice il Signore: Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati; io vi purificherò da tutte le vostre sozzure e da tutti i vostri idoli; vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo i miei precetti e vi farò osservare e mettere in pratica le mie leggi.

sabato 27 giugno 2009

Salmo 150

[1]Alleluia.
Lodate il Signore nel suo santuario,lodatelo nel firmamento della sua potenza.

[2]Lodatelo per i suoi prodigi,lodatelo per la sua immensa grandezza.
[3]Lodatelo con squilli di tromba,lodatelo con arpa e cetra;

[4]lodatelo con timpani e danze,lodatelo sulle corde e sui flauti.
[5]Lodatelo con cembali sonori,lodatelo con cembali squillanti;ogni vivente dia lode al Signore.
Alleluia.

Dalle «Omelie» di san Gregorio di Nissa, vescovo (Om. 6, sulle beatitudini; PG 44, 1270-1271)

Dio può essere trovato nel cuore dell'uomo.

Nella vita dell'uomo la salute del corpo rappresenta un bene, ma la felicità non consiste nel conoscere la ragione della salute, bensì nel vivere in salute. Se uno dopo aver celebrato le lodi della salute, prende cibi che gli causano malattie, che cosa gli possono giovare le lodi della salute ? Allo stesso modo dobbiamo intendere il presente discorso, quando il Signore dice che la felicità non consiste nel conoscere qualche verità su Dio, ma nell'avere Dio in se stessi: «Beati, infatti, i puri di cuore, perché vedranno Dio» (Mt 5, 8). Mi pare proprio che Dio voglia mostrarsi a faccia a faccia a colui che ha l'occhio dell'anima ben purificato, ma però secondo quanto dice Cristo: «Il regno di Dio è dentro di voi» (Lc 17, 21). Chi ha purificato il suo cuore può contemplare l'immagine della divina natura nella bellezza della sua stessa anima.Se dunque laverai le brutture che hanno coperto il tuo cuore, risplenderà in te la divina bellezza. Come il ferro, liberato dalla ruggine splende al sole, così anche l'uomo interiore, quando avrà rimosso da se la ruggine del male, ricupererà la somiglianza con la forma originale e primitiva e sarà buono.Quindi chi vede se stesso, contempla ciò che desidera in se stesso. In tal modo diviene beato chi ha il cuore puro, perché mentre guarda la sua purità, scorge, attraverso questa immagine, la sua prima e principale forma. Coloro che vedono il sole in uno specchio, benché non fissino i loro occhi in cielo, vedono il sole non meno bene di quelli che guardano direttamente l'astro luminoso. Così anche voi benché le vostre forze non siano sufficienti per scorgere e contemplare la luce inaccessibile, se ritornerete alla grazia originaria troverete in voi ciò che cercate. La divinità infatti è purezza, è assenza di vizi e di passioni, è lontananza da ogni male. Se dunque queste realtà sono in te, Dio è senz'altro in te. Quando pertanto la tua anima sarà pura da ogni sorta di vizi, libera da passioni e difetti e lontana da ogni inquinamento, allora sei felice per l'acutezza e la limpidezza della vista, perché ciò che sfuggirà allo sguardo di coloro che non si sono purificati, tu invece, purificato, lo scorgerai. Tolta dagli occhi spirituali l'oscurità materiale, avrai la beata visione nella pura serenità del cuore. E questo sublime spettacolo in che cosa consiste?Nella santità, nella purezza, nella semplicità, e in tutti i luminosi splendori della natura divina per mezzo dei quali si vede Dio.

lunedì 15 giugno 2009

Lettera di Giacomo 4, 11-12

Non sparlate gli uni degli altri, fratelli. Chi sparla del fratello o giudica il fratello, parla contro la legge e giudica la legge. E se tu giudichi la legge non sei più uno che osserva la legge, ma uno che la giudica. Ora, uno solo è legislatore e giudice, Colui che può salvare e rovinare; ma chi sei tu che ti fai giudice del tuo prossimo?

domenica 31 maggio 2009

Dalla lettera ai Romani di san Paolo, apostolo 8, 5-27

Quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di DioFratelli, quelli che vivono secondo la carne, pensano alle cose della carne; quelli invece che vivono secondo lo Spirito, alle cose dello Spirito. Ma i desideri della carne portano alla morte, mentre i desideri dello Spirito portano alla vita e alla pace. Infatti i desideri della carne sono in rivolta contro Dio, perché non si sottomettono alla sua legge e neanche lo potrebbero. Quelli che vivono secondo la carne non possono piacere a Dio.Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. E se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto a causa del peccato, ma lo spirito è vita a causa della giustificazione. E se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.Così dunque fratelli, noi siamo debitori, ma non verso la carne per vivere secondo la carne; poiché se vivete secondo la carne, voi morirete; se invece con l'aiuto dello Spirito voi fate morire le opere del corpo, vivrete. Tutti quelli infatti che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: «Abbà, Padre!». Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria. Io ritengo, infatti, che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi.La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; essa infatti è stata sottomessa alla caducità non per suo volere, ma per volere di colui che l'ha sottomessa e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l'adozione a figli, la redenzione del nostro corpo. Poiché nella speranza noi siamo stati salvati. Ora, ciò che si spera, se visto, non è più speranza; infatti, ciò che uno già vede, come potrebbe ancora sperarlo? Ma se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza.Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito, poiché egli intercede per i credenti secondo i disegni di Dio.

sabato 30 maggio 2009

Dal Vangelo della domenica 31 maggio 2009 secondo Giovanni 15, 26-27; 16, 12-15



In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio. Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

sabato 9 maggio 2009

Dal Vangelo secondo Giovanni 14, 7-14 della domenica 10 maggio 2009

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se conoscete me, conoscerete anche il Padre: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me; ma il Padre che è con me compie le sue opere. Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre. Qualunque cosa chiederete nel nome mio, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò».

giovedì 7 maggio 2009

Supplica alla Regina del SS. Rosario di Pompei


Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.O Augusta Regina delle Vittorie, o Sovrana del Cielo e della Terra, al cui nome si rallegrano i cieli e tremano gli abissi, o Regina gloriosa del Rosario, noi devoti figli tuoi, raccolti nel tuo Tempio di Pompei, in questo giorno solenne, effondiamo gli affetti del nostro cuore e con confidenza di figli ti esprimiamo le nostre miserie.Dal Trono di clemenza, dove siedi Regina, volgi, o Maria, il tuo sguardo pietoso su di noi, sulle nostre famiglie, sull’Italia, sull’Europa, sul mondo. Ti prenda compassione degli affanni e dei travagli che amareggiano la nostra vita. Vedi, o Madre, quanti pericoli nell’anima e nel corpo, quante calamità ed afflizioni ci costringono.O Madre, implora per noi misericordia dal Tuo Figlio divino e vinci con la clemenza il cuore dei peccatori. Sono nostri fratelli e figli tuoi che costano sangue al dolce Gesù e contristano il tuo sensibilissimo Cuore. Mostrati a tutti quale sei, Regina di pace e di perdono.Ave Maria È vero che noi, per primi, benché tuoi figli, con i peccati torniamo a crocifiggere in cuor nostro Gesù e trafiggiamo nuovamente il tuo cuore.Lo confessiamo: siamo meritevoli dei più aspri castighi, ma tu ricordati che sul Golgota, raccogliesti, col Sangue divino, il testamento del Redentore moribondo, che ti dichiarava Madre nostra, Madre dei peccatori.
Tu dunque, come Madre nostra, sei la nostra Avvocata, la nostra speranza. E noi, gementi, stendiamo a te le mani supplichevoli, gridando: Misericordia!O Madre buona, abbi pietà di noi, delle anime nostre, delle nostre famiglie, dei nostri parenti, dei nostri amici, dei nostri defunti, soprattutto dei nostri nemici e di tanti che si dicono cristiani, eppur offendono il Cuore amabile del tuo Figliolo. Pietà oggi imploriamo per le Nazioni traviate, per tutta l’Europa, per tutto il mondo, perché pentito ritorni al tuo Cuore.
Misericordia per tutti, o Madre di Misericordia!
Ave Maria Degnati benevolmente, o Maria, di esaudirci! Gesù ha riposto nelle tue mani tutti i tesori delle Sue grazie e delle Sue misericordie.Tu siedi, coronata Regina, alla destra del tuo Figlio, splendente di gloria immortale su tutti i Cori degli Angeli. Tu distendi il tuo dominio per quanto sono distesi i cieli, e a te la terra e le creature tutte sono soggette. Tu sei l’onnipotente per grazia, tu dunque puoi aiutarci. Se tu non volessi aiutarci, perché figli ingrati ed immeritevoli della tua protezione, non sapremmo a chi rivolgerci. Il tuo cuore di Madre non permetterà di vedere noi, tuoi figli, perduti, Il Bambino che vediamo sulle tue ginocchia e la mistica Corona che miriamo nella tua mano, ci ispirano fiducia che saremo esauditi. E noi confidiamo pienamente in te, ci abbandoniamo come deboli figli tra le braccia della più tenera fra le madri, e, oggi stesso, da te aspettiamo le sospirate grazie. Ave Maria
Chiediamo la benedizione a Maria
Un’ultima grazia noi ora ti chiediamo, o Regina, che non puoi negarci in questo giorno solennissimo. Concedi a tutti noi l’amore tuo costante ed in modo speciale la materna benedizione. Non ci staccheremo da te finché non ci avrai benedetti. Benedici, o Maria, in questo momento, il Sommo Pontefice. Agli antichi splendori della tua Corona, ai trionfi del tuo Rosario, onde sei chiamata Regina delle Vittorie, aggiungi ancor questo, o Madre: concedi il trionfo alla Religione e la pace alla Società umana. Benedici i nostri Vescovi, i Sacerdoti e particolarmente tutti coloro che zelano l’onore del tuo Santuario. Benedici infine tutti gli associati al tuo Tempio di Pompei e quanti coltivano e promuovono la devozione al Santo Rosario.O Rosario benedetto di Maria, Catena dolce che ci rannodi a Dio, vincolo d’amore che ci unisci agli Angeli, torre di salvezza negli assalti dell’inferno, porto sicuro nel comune naufragio, noi non ti lasceremo mai più. Tu ci sarai conforto nell’ora di agonia, a te l’ultimo bacio della vita che si spegne. E l’ultimo accento delle nostre labbra sarà il nome tuo soave, o Regina del Rosario di Pompei, o Madre nostra cara, o Rifugio dei peccatori, o Sovrana consolatrice dei mesti.Sii ovunque benedetta, oggi e sempre, in terra ed in cielo. Amen.Salve Regina
Indulgenzia
Indulgentia plenaria semel tantum, soltis conditionibus, recitantibus supplicationem meridianam ad B. V. Mariam a S. Rosario.

Modo di sentire la Messa

Per sentire con devozione la Messa bisogna intendere che il Sacrificio dell’altare è lo stesso che si fece un giorno sul Calvario, con questa differenza che ivi si sparse realmente il Sangue di Gesù Cristo, e qui si sparge solo misticamente. Se voi vi foste trovato allora sul Calvario, con qual devozione e tenerezza avreste assistito a quel grande Sacrificio! Ravvivate dunque la fede e pensate che la stessa azione di allora si fa sull’altare, e che tal sacrificio non solo si offre dal sacerdote, ma da tutti gli assistenti: sicché in certo modo tutti fanno l’ufficio di sacerdoti nel dirsi la Messa, nella quale si applicano a noi in particolare i meriti della Passione del Salvatore.
Inoltre bisogna sapere che per quattro fini è stato istituito il Sacrificio della Messa:

1. per onorare Dio;

2. per soddisfare ai nostri peccati;

3. per ringraziarlo dei benefici;

4. per ottenere le grazie.

E’ bene dunque dividere la Messa in quattro parti.

l. Dal principio sino alla fine del Vangelo.

Offrite quel Sacrificio a Dio per onorarlo, dicendo così:
Mio Dio, adoro la vostra maestà infinita; vorrei onorarvi come voi meritate; ma quale onore posso darvi io, misero peccatore? vi offro l’onore che vi rende Gesù su questo altare.

2. Dal Vangelo sino all’Elevazione.

Offrite il Sacrificio in soddisfazione dei vostri peccati, dicendo: Signore, io detesto e mi pento sopra ogni male di tutti i disgusti che vi ho dati. In soddisfazione di essi offro il vostro Figlio che di nuovo si sacrifica per noi su quest’altare; e per i meriti suoi vi prego a perdonarmi e a darmi la santa perseveranza.

3. Dall’Elevazione sino alla Comunione.

Offrite Gesù all’Eterno Padre in ringraziamento di tutte le grazie che v’ha fatte, dicendo:
Signore, io non ho come ringraziarvi; vi offro il Sangue di Gesù Cristo in questa Messa e in tutte le Messe che attualmente si celebrano sulla terra.

4. Dalla Comunione sino alla fine.

Domanderete con confidenza le grazie che vi bisognano, e specialmente il dolore dei peccati, la perseveranza e l’amor divino; e raccomanderete a Dio specialmente i vostri parenti, i peccatori e le anime del purgatorio.
Io già non riprovo che nella Messa diciate anche le vostre orazioni vocali; ma nello stesso tempo vorrei che non lasciate di rendere a Dio i mentovati quattro debiti, di onore, di soddisfazione, di ringraziamento e di preghiera. E vi prego di sentir quante Messe potete. Ogni Messa, intesa nel modo che vi ho presentato, vi frutterà un tesoro di meriti.

Apparecchio alla Confessione

Prima di confessarsi il penitente domandi lume a Dio, acciocché gli faccia conoscere i peccati commessi, e gli dia grazia di averne un vero dolore e proposito di emendarsi. E in modo particolare si raccomandi a Maria Addolorata, affinché gli impetri tal dolore. Indi farà i seguenti atti:

Atto prima della Confessione

O Dio d’infinita maestà, ecco ai piedi vostri il traditore che vi ha tornato ad offendere, ma ora umiliato vi cerca il perdono. Signore, non mi discacciate. Voi non disprezzerete un cuore che s’umilia. Vi ringrazio che mi avete aspettato sino a questo punto e non mi avete fatto morire in peccato, mandandomi all’inferno come io meritavo. Spero, Dio mio, mentre mi avete aspettato, che per i meriti di Gesù Cristo mi perdoniate in questa confessione tutte le offese che vi ho fatte, delle quali, perché mi ho meritato l’inferno e perduto il Paradiso, me ne pento e mi addoloro. Ma sopra tutto, non tanto per l’inferno meritato, quanto perché ho offeso voi, bontà infinita, me ne dispiace con tutta l’anima mia. Io vi amo, o Sommo bene; e perché vi amo, mi dolgo di tutte le ingiurie che vi ho fatte. Io vi ho voltate le spalle, vi ho perduto il rispetto, disprezzata la vostra grazia, la vostra amicizia; insomma, Signore, volontariamente, vi ho perduto. Perdonatemi, per amor di Gesù Cristo, tutti i peccati miei mentre io me ne pento con tutto il cuore, li odio, li detesto e li abbomino sopra ogni male. E mi pento non solo dei peccati mortali, ma anche de’ veniali, perché ancora questi sono stati di vostro disgusto. Propongo per l’avvenire con la grazia vostra, di non offendervi più volontariamente. Sì, mio Dio, prima morire, che mai più peccare!

Se si è confessato di qualche peccato in cui è recidivo è bene che faccia proposito particolare di non cadervi più, con promettere di fuggire l’occasione e di pigliare i mezzi dati dal confessore, o che egli da se stesso giudica più efficaci per emendarsi.

Atto dopo la Confessione

Caro mio Gesù, quanto sono obbligato! Per i meriti del vostro sangue spero oggi di essere già perdonato: Ve ne ringrazio sommamente. Spero di venire in cielo a lodare per sempre le vostre misericordie. Dio mio, se finora tante volte vi ho perduto, io non vi voglio perdere più. Dio, oggi avanti voglio cambiare vita veramente. Voi meritate tutto il mio amore; io vi voglio amare davvero; non voglio vedermi più separato da voi. Io già vi ho promesso, ora vi torno a promettere di voler prima morire che offendervi. Vi prometto ancora di fuggirne l’occasione e di prendere il tal mezzo (determinate quale) per non più cadere. Ma, Gesù mio, voi sapete la mia debolezza; datemi la grazia d’esservi fedele sino alla morte e di ricorrere a voi quando sarò tentato.
Maria SS., aiutatemi; voi siete la Madre della perseveranza, in voi stanno le speranze mie.

Apparecchio alla santa Comunione

Non vi è mezzo più efficace per liberarsi dai peccati, per avanzarsi nel divino amore che la S. Comunione. Ma perché dunque alcune anime con tante Comunioni si trovano sempre con la stessa tiepidezza, con gli stessi difetti? Ciò avviene per la poca disposizione e poco apparecchio che vi portano. Due cose per questo apparecchio sono necessarie. La prima è togliere dal cuore quegli affetti che sono di impedimento all’amor divino. La seconda è avere un gran desiderio di amare Iddio. E questa, dice S. Francesco di Sales, ha da essere la principale intenzione nel comunicarsi, di crescere cioè nel divino amore. Solo per amore, dice il Santo, deve riceversi un Dio che per solo amore a noi si dona. Perciò si facciano i seguenti atti.

Atti prima della Comunione

Amato mio Gesù, vero figlio di Dio, che per me un giorno moriste in croce in un mare di dolori e di disprezzi, io fermamente credo che state nel SS. Sacramento e per questa fede sono pronto a dar la vita.
Caro mio Redentore, io spero nella vostra bontà e nei meriti del vostro sangue, che venendo a me questa mattina mi accendiate tutto del vostro santo amore e mi doniate tutte quelle grazie che mi bisognano per essere ubbidiente e fedele sino alla morte.
Ah! mio Dio, vero e unico amante dell’anima mia; che più potevate voi fare per obbligarmi ad amarvi? Non vi è bastato, amor mio, di morire per me; avete voluto di più istituire il SS. Sacramento e farvi cibo mio per donarvi tutto a me, e così stringervi ed unirvi tutto con una creatura così ingrata come sono io. E voi stesso mi invitate a ricevervi e tanto desiderate che io vi riceva.
O amore immenso! - un Dio darsi tutto a me! - O Dio mio, o amabile infinito, degno d’amore infinito, io vi amo sopra ogni cosa, vi amo con tutto il cuore, vi amo più di me stesso, più della vita mia; vi amo perché ve lo meritate, e vi amo ancora per compiacervi, giacché tanto desiderate l’amor mio. Uscite dall’anima mia, affetti terreni; solo a voi, Gesù mio, mio tesoro, mio tutto, vi voglio dare tutto il mio amore. Voi in questa mattina vi date tutto a me; io mi do a voi. Accettatemi ad amarvi, mentre io non voglio altro che voi. Vi amo, o mio Redentore, ed unisco il mio misero amore all’amore che vi portano gli Angeli ed i Santi e che vi porta Maria vostra Madre e il vostro Eterno Padre. O potessi io farvi amare quanto voi meritate! Ecco, o Gesù mio, che già mi accosto a cibarmi delle vostre sacrosante carni. Ah Dio mio, e chi sono io? e chi siete voi? Voi siete un Signore d’infinita bontà ed io sono un verme schifoso, lordo di tanti peccati, che tante volte vi ho discacciato dall’anima mia. Signore, io non sono degno neppure di stare alla vostra presenza. Ma voi per vostra bontà mi chiamate a ricevervi; ecco già vengo, umiliato e confuso per tanti disgusti che vi ho dati, ma tutto confidato nella vostra pietà e nell’amore che mi portate. Quanto mi dispiace, o amabile mio Redentore, d’avervi tanto oltraggiato per il passato! Voi siete giunto a dar la vita per me, ed io tante volte ho disprezzato la vostra grazia e il vostro amore e vi ho cambiato per niente. Mi pento e mi dispiace con tutto il cuore più d’ogni male, ogni offesa che vi ho fatto, grave o leggera, perché è stata offesa di voi, bontà infinita. Io spero che mi avete già perdonato; ma se non mi avete perdonato ancora, perdonatemi, Gesù mio, prima che vi riceva. Deh, ricevetemi presto nella vostra grazia, giacché volete venire tra breve ad alloggiare dentro di me.
Venite dunque, Gesù mio, venite nell’anima mia che vi desidera, unico ed infinito mio bene, mia vita, mio amore, mio tutto; io vorrei ricevervi questa mattina con quell’amore con cui vi hanno ricevuto le anime più innamorate di voi, e con quel fervore con cui vi riceveva la vostra SS. Madre.
O Vergine beata e madre mia Maria, datemi voi il vostro Figlio, dalle vostre mani intendo di riceverlo. Ditegli che io sono il vostro servo, che così egli con più amore mi stringerà al suo cuore ora che viene a me.

Atti dopo la santa Comunione

Il tempo dopo la Comunione è tempo prezioso da guadagnare tesori di grazie, poiché gli atti e le preghiere allora, stando l’anima unita con Gesù Cristo, hanno altro merito e valore che fatti in altro tempo. Scrive S. Teresa che il Signore sta allora nell’anima come in trono di misericordia e le dice: Figlia, cercami quel che vuoi: a questo fine io sono venuto in te per farti bene. Oh, quali favori speciali ricevono quelli che si trattengono a parlare con Gesù Cristo, dopo la Comunione! Il P. Giovanni d’Avila dopo la Comunione non lasciava mai di trattenersi due ore in orazione. E S. Luigi Gonzaga se ne stava tre giorni a ringraziare Gesù Cristo. Faccia dunque la persona i seguenti atti e procuri in tutto il resto del giorno di seguire con affetti e preghiere di mantenersi unita con Gesù che la mattina ha ricevuto.

Ecco, Gesù mio, già siete venuto! Ora state dentro di me e già siete fatto tutto mio. Siate il benvenuto, amato mio Redentore! lo vi adoro e mi butto ai piedi vostri, ed ancora vi abbraccio, vi stringo al mio cuore e vi ringrazio d’esservi degnato di entrare nel petto mio. O Maria, o Santi avvocati, o Angelo mio custode ringraziatelo voi per me. Giacché dunque, o divino mio Re, siete venuto a visitarmi con tanto amore, io vi dono la mia volontà, la mia libertà e tutto me stesso. Voi tutto a me vi siete donato; io tutto a voi mi dono. Io non voglio più esser mio; da oggi innanzi voglio esser vostro e tutto vostro. Tutta vostra voglio che sia l’anima mia, il corpo mio, le mie potenze, i sensi miei, acciocché tutti s’impieghino in servirvi e darvi gusto. A voi consacro tutti i miei pensieri, i miei desideri, gli affetti miei, tutta la mia vita. Basta Gesù mio, quanto vi ho offeso; la vita che mi resta, io voglio spenderla tutta in amare voi che mi avete tanto amato.
Accettate, o Dio dell’anima, il sacrificio che vi fa questo misero peccatore che altro non desidera che amarvi e compiacervi. Fate voi in me e disponete di me e di tutte le cose mie come vi piace. Distrugga in me il vostro amore tutti gli affetti che a voi non piacciono, acciocché io sia tutto vostro, e viva solo per darvi gusto.
Io non vi cerco beni di terra, non piaceri, non onori; datemi, vi prego, per i meriti della vostra Passione, o Gesù mio, un continuo dolore dei miei peccati; datemi la vostra luce, che mi faccia conoscere la vanità de’ beni mondani e il merito che voi avete d’essere amato. Distaccatemi dagli attacchi alla terra e legatemi tutto al vostro santo amore, affinché la mia volontà altro non voglia se non quello che volete voi. Datemi pazienza e rassegnazione nelle infermità, nella povertà e in tutte le cose contrarie al mio amor proprio. Datemi mansuetudine verso chi mi disprezza. Datemi una santa morte. Datemi il vostro santo amore. E sopra tutto vi prego di donarmi la perseveranza nella grazia vostra fino alla morte. O Eterno Padre, Gesù vostro figlio mi ha promesso che voi mi darete tutto ciò che vi domando in suo nome. In nome dunque e per i meriti di questo Figlio vi domando il vostro amore e la santa perseveranza, acciocchè un giorno venga ad amarvi con tutte le vostre misericordie, sicuro di non avere più a separarmi da voi.
O Maria Santissima, Madre e speranza mia, impetratemi voi quelle grazie che desidero; ed ottenetemi voi stessa che io vi ami assai, Regina mia, e sempre mi raccomandi a voi in tutti i miei bisogni.
Viva Gesù nostro Amore e Maria nostra Speranza.

mercoledì 15 aprile 2009

Dalla prima lettera di san Pietro, apostolo 2, 11-25

I cristiani vivono nel mondo come stranieri e pellegriniCarissimi, io vi esorto come stranieri e pellegrini ad astenervi dai desideri della carne che fanno guerra all'anima. La vostra condotta tra i pagani sia irreprensibile, perché mentre vi calunniano come malfattori, al vedere le vostre buone opere giungano a glorificare Dio nel giorno del giudizio.State sottomessi ad ogni istituzione umana per amore del Signore: sia al re come sovrano, sia ai governatori come ai suoi inviati per punire i malfattori e premiare i buoni. Perché questa è la volontà di Dio: che, operando il bene, voi chiudiate la bocca all'ignoranza degli stolti. Comportatevi come uomini liberi, non servendovi della libertà come di un velo per coprire la malizia, ma come servitori di Dio.Onorate tutti, amate i vostri fratelli, temete Dio, onorate il re.Domestici, state soggetti con profondo rispetto ai vostri padroni, non solo a quelli buoni e miti, ma anche a quelli difficili. E' una grazia per chi conosce Dio subire afflizioni, soffrendo ingiustamente; che gloria sarebbe infatti sopportare il castigo se avete mancato? Ma se facendo il bene sopporterete con pazienza la sofferenza, ciò sarà gradito davanti a Dio.A questo infatti siete stati chiamati, poichéanche Cristo patì per voi,lasciandovi un esempio,perché ne seguiate le orme:egli non commise peccatoe non si trovò inganno sulla sua bocca (Is 53, 9),oltraggiato non rispondeva con oltraggi,e soffrendo non minacciava vendetta,ma rimetteva la sua causa a coluiche giudica con giustizia.Egli portò i nostri peccati nel suo corposul legno della croce,perché, non vivendo più per il peccato,vivessimo per la giustizia;dalle sue piaghe siete stati guariti (Is 53, 4.5.11.12).Eravate erranti come pecore (Is 53, 6),ma ora siete tornati al pastoree guardiano delle vostre anime.

venerdì 27 marzo 2009

Vangelo secondo Giovanni 12,20-33 della domenica 29 marzo 2009


«Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto».
In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c'erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù». Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l'ora che il Figlio dell'uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l'anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest'ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest'ora! Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L'ho glorificato e lo glorificherò ancora!». La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.


martedì 24 marzo 2009

In ascolto della Parola di Dio dai Proverbi 3,5-6.11-12

«Confida nel Signore con tutto il cuore e non appoggiarti sulla tua intelligenza; in tutti i tuoi passi pensa a lui ed egli appianerà i tuoi sentieri. Figlio mio, non disprezzare l'istruzione del Signore e non aver a noia la sua esortazione, perché il Signore corregge chi ama, come un padre il figlio prediletto».

domenica 22 marzo 2009

Isaia 43:1-3

Ma ora così parla il Signore, il tuo Creatore, o Giacobbe, Colui che ti ha formato, o Israele! Non temere, perché Io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome; tu sei Mio! Quando dovrai attraversare le acque, Io sarò con te; quando attraverserai i fiumi, essi non ti sommergeranno; quando camminerai nel fuoco non sarai bruciato e la fiamma non ti consumerà, perché Io sono il Signore, il tuo Dio, il Santo d’Israele, il tuo Salvatore” (Isaia 43:1-3)"

venerdì 20 marzo 2009

Vangelo secondo Giovanno 3,14 della domenica 22 marzo 2009

«Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».
In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».